Sturm und Drang: Elogio dell’ultima parola

Un’immagine nitida nella mente del viaggiatore: la mano che affonda nel terreno, che cerca tra le foglie cadute e trova infine le radici dell’albero. E l’albero che aiuta il viaggiatore a rialzarsi, a fare un tratto di strada in più. Fino all’albero successivo.

Un’azione di mutuo soccorso può avvenire solo laddove il cuore puro venga riconosciuto dalla natura circostante. Per il malvagio, per l’infido non vi è possibilità di salvezza alcuna. La natura stessa, nella sua brutale semplicità, mette a posto i torti di coloro che camminano per il mondo.

Per questo gli uomini temono la natura, la demonizzano, la vedono come qualcosa di esterno, primitivo ed incomprensibile. L’uomo si rifugia nella velleità delle scienze umane, ma è la natura ad essere perfetta. E’ la natura ad avere sempre e solo l’ultima parola.

Sturm und Drang: Resurrezione

Il momento è giunto, dopo la spasmodica attesa di questi secoli di infernale buio. Il momento del ritorno alle origini, del ritorno alla natura, del rifiuto compatto dell’epoca moderna con le sue aberrazioni. Ora, qui, adesso. Ritrovare la purezza e la bellezza perdute a causa dell’opera contaminatrice degli uomini servi della Bestia.

Abbandonate per sempre questa società, questo mondo di finzioni, questa agonizzante società di guitti e di meschini servitori avidi.

Tornare in mezzo agli alberi e comunicare con loro, innalzare a loro le grandi preghiere dimenticate dal tempo, ricostruire con cuore puro un mondo nuovo, nel quale non trovino più spazio le loro parole d’ordine infami.