Sturm und Drang: Elogio dell’ultima parola

Un’immagine nitida nella mente del viaggiatore: la mano che affonda nel terreno, che cerca tra le foglie cadute e trova infine le radici dell’albero. E l’albero che aiuta il viaggiatore a rialzarsi, a fare un tratto di strada in più. Fino all’albero successivo.

Un’azione di mutuo soccorso può avvenire solo laddove il cuore puro venga riconosciuto dalla natura circostante. Per il malvagio, per l’infido non vi è possibilità di salvezza alcuna. La natura stessa, nella sua brutale semplicità, mette a posto i torti di coloro che camminano per il mondo.

Per questo gli uomini temono la natura, la demonizzano, la vedono come qualcosa di esterno, primitivo ed incomprensibile. L’uomo si rifugia nella velleità delle scienze umane, ma è la natura ad essere perfetta. E’ la natura ad avere sempre e solo l’ultima parola.

Sturm und Drang: In quel palazzo in mezzo al parco…

Il parco è un posto che conosco, ma non ricordo in quale città si trovi…

Il palazzo è un posto che conosco, ma non ricordo in quale parco si trovi…

La finestra è un qualcosa che conosco, ma non ricordo in quale palazzo si trovi…

La donna è qualcuno che conosco, ma non ricordo da quale finestra si affacci…

È tutto sbiadito come in un sogno, perché in fondo proprio di un sogno si tratta e lo so bene, mentre mi allontano a piedi, di notte, in un quartiere che non conosco diretto ad una casa che non ricordo.

Perso… questa è la parola giusta. Perso ancora ed ancora.