夢の旅 – Vivere in un bar

Yume no Tabi – 2

Un paesaggio montano. Un paese attraversato da una sola immensa e lunghissima strada. Deserta. Tutta l’azione si svolge principalmente lungo questa strada, quei pochi personaggi che incontro fanno parte di questa comunità non meglio precisata: è un luogo che non conosco, ma che mi è familiare… ed è un luogo quasi sempre buio. La prima scoperta è anche la più disarmante: vivo dentro un bar! Un bar che assomiglia molto ad uno in cui sono stato nel 2013 in centro a Bologna, ma il cui personale è composto da persone che ho conosciuto in passato in altri bar che ho frequentato. E vivo lì. Mangio lì e uso il bagno del bar, anche se nel sogno non mi lavo mai (e dove ti potresti mai lavare in un bar?). Scopro anche che dormo seduto ad un tavolo, non è certamente un modo comodo per dormire, ma meglio che niente.

Ma cosa ci faccio lì? Non è chiaro, si capisce solo che ho un’insolita sensazione di felicità perché ho appena trovato un lavoro: mi dovrò occupare delle pulizie in un capannone del paese, un posto che però non si trova in quella lunga strada principale bensì in un misterioso stradone interno. In realtà per tutto il sogno non sarà mai chiaro lo spostamento che compirò dal bar per andare al lavoro, come nella miglior tradizione dei sogni, dove i viaggi solitamente non vengono mai rivelati.

Situazioni curiose. Incontro tanti personaggi su quella strada e in quel bar. In primo luogo una coppia di vecchietti che mi fermano in mezzo allo stradone principale e mi invitano a sedermi lì in mezzo a parlare di storia e di politica… in mezzo alla strada, di notte, illuminati solo dalle piccole vetrate dei negozi… e parliamo a quanto pare per ore prima che entrambi spariscano nel nulla, senza una parola di commiato, senza una spiegazione.

Senza una spiegazione come la mia continua ricerca di una bottiglia di Schweppes tonica che alla fine mi porta sempre solo a trovare quella iper-dolce al pompelmo e a berne dei bicchieri interi. Mangio panini al bar. A volte sembro quasi più un arredo del bar che una persona reale. Vedo passare le vite degli altri davanti e scambio poche battute con tutti, mentre resto concentrato sul mio nuovo lavoro e sulle possibilità che questo può darmi… anche se non sono affatto chiare.

Tra un intermezzo e l’altro la scena si sposta sul mio luogo di lavoro dove incontro ogni tanto il proprietario del capannone che sto pulendo meticolosamente. Di solito lo trovo negli uffici intento a guardare foto sbiadite e sfuocate, parla tra sé e sé in maniera incomprensibile. Poi un giorno mi ferma e inizia ad interrogarmi, mi fa domande sulla fisica e sui grandi nomi della storia di questa materia, ma io non conosco le risposte a queste domande e faccio scena muta ad ogni quesito. Lui non batte ciglio, sembra quasi che si senta rassicurato dalla mia totale ignoranza della materia, come se la cosa lo rincuorasse in un qualche modo. All’ennesima domanda gli rispondo che non posso essergli di aiuto in alcun modo sulla fisica, gli spiego che la persona giusta a cui poter fare delle domande a riguardo potrebbe essere mio nonno e che forse potrei fare in modo di farli incontrare. Lui annuisce interessato.

L’attesa dell’arrivo di mio nonno è estenuante, dura ore, forse giorni interi. Non trova la strada o forse la sbaglia, mentre io continuo la mia vita nel bar: dormo nel mio tavolo e mangio i miei panini. Sempre immerso nel buio e sempre senza sapere dove mi trovo. Infine tornando al capannone trovo mio nonno e il proprietario che sono in un ufficio a parlare di fisica. Provo un poco ad ascoltare, ma è come se parlassero infinite lingue straniere tutte insieme. Non capisco e torno a fare le mie pulizie.

Torno al bar. Ordino una Schweppes tonica.

<< Mi dispiace c’è solo quella al pompelmo.>>

<< Dammi quella allora! >>

Sturm und Drang: La nostra era

Il contrappasso è inesorabile, ironico, freddo e spesso gustoso. Nascosti per millenni abbiamo atteso speranzosi che la ruota del mondo compisse il suo giro e ci portasse la giustizia che chiedevamo. Al riparo delle ombre, salvaguardando i riti ed il messaggio, nascondendoci dai perseguitatori. Sognando e sperando di riappropriarci di ciò che era nostro, dei nostri luoghi e del nostro spirito originario.

Adesso il tempo è giunto. All’alba della nuova era sorgerà il nostro sole e oscurerà il loro mondo.

Appunti: Il Capo di Buona Speranza

In tutti i continenti esistono luoghi in grado di esemplificare, maggiormente di altri, la storia dell’intero continente di appartenenza, si tratta di luoghi dove la storia ha lasciato un segno indelebile, scritto e riscritto più volte. Se pensiamo al continente africano uno di questi luoghi non può che essere il Capo di Buona Speranza. Si tratta dell’estremità meridionale della penisola del Capo, nell’odierno Sudafrica, ma non è, come molti erroneamente credono, il punto più a sud dell’Africa (il quale è Capo Agulhas). E’ comunque il punto di incontro delle acque dell’Oceano Atlantico con quelle dell’Oceano Indiano e per questo motivo è una zona molto difficile in cui navigare. La zona era già popolata nel 200.000 a.C. e più popolazioni africane la occuparono prima dell’arrivo degli Europei, come ad esempio i Khoikhoi e i San che si unirono poi dando origine ai Khoisan. Pare che vi siano giunti anche i Fenici, ma non è ancora certo al 100%.

Quel che è certo è che ad un certo punto vi arrivarono gli Europei. I primi furono i Portoghesi, pionieri dei mari nel tentativo di cercare vie sempre più rapide per le Indie, nel 1487 con Bartolomeu Dias, il quale venne travolto da delle tempeste mentre passava da lì e per questo chiamò il luogo Cabo das Tormentas (Capo delle Tempeste). Il nome attuale si deve al re Giovanni II del Portogallo che voleva trasmettere la positività legata alle prospettive commerciali che nascevano dalla sua scoperta. Il primo a doppiare il Capo e a giungere fino alle Indie fu Vasco da Gama nel 1497. I Portoghesi non costruirono mai degli insediamenti nella zona perché consideravano queste acque troppo pericolose, si spinsero dunque in Mozambico per creare gli scali marittimi. Furono invece gli Olandesi i primi ad insediarsi qui, creando un primo scalo nel 1652… Kaapstad fu il primo nucleo della moderna Città del Capo. Nel 1687 il governo Olandese mandò nella Colonia, dove nel frattempo si era stabilita una pacifica convivenza con gli autoctoni, un gruppo di rifugiati Ugonotti della Francia, questi coloni vennero chiamati Boeri.

L’Olanda nel corso dei secoli divenne sempre meno competitiva sui mari e l’Inghilterra cominciò ad interessarsi alla zona del Capo. Nel 1814 la colonia venne ceduta a titolo definitivo alla corona britannica, nasceva la Colonia del Capo (Cape Colony). L’amministrazione britannica si trovò da subito in contrasto con i Boeri, soprattutto a causa dell’eliminazione della schiavitù dalla colonia. Gli Inglesi attuarono una politica molto più invasiva ed aggressiva verso le tribù locali, principalmente per prendere possesso dei pascoli migliori e soprattutto per controllare le miniere d’oro e di diamanti. Numerose furono le guerre contro i popoli Xhosa e Zulu.

Famoso Primo Ministro della Colonia del Capo (dal 1890 al 1896) fu il magnate dell’estrazione mineraria Cecil Rhodes. Una volta unificato il Sudafrica in mano britannica, dopo le guerre contro i boeri, la zona ebbe sempre un’importanza fondamentale nella vita politica della colonia.

In questo ambito si ebbero i primi fenomeni di segregazione razziale nel 1901, a seguito di un’epidemia di peste bubbonica che aveva colpito la popolazione nera della zona del Capo, da qui nacquero i quartieri neri di Cape Flats, ancora oggi esistenti. Dal 1948 l’Apartheid venne istituito formalmente, dando un seguito legale ai fenomeni di segregazione, a cominciare proprio da Città del Capo. Anche per questo motivo Nelson Mandela nel 1990, poche ore dopo essere stato rilasciato di prigione fece il suo primo discorso pubblico dalla balconata del Municipio di Città del Capo, annunciando l’inizio di una nuova era per il Sudafrica.

Si apriva così una nuova era per il Capo di Buona Speranza. Finiva il dominio dei bianchi sui neri, ma cominciava di pari passo lo scontro tra le diverse etnie nere del paese, fenomeno comune a tanti stati dell’Africa post coloniale.

Sehnsucht: nota 10

Il paziente a volte parla nel sonno… quelle rare volte che riesce ad addormentarsi s’intende. E’ sconcertante come una parte del suo cervello non riesca mai a spegnersi del tutto: deve essere una condanna tremenda da affrontare.

Ma come tutte le condanne presuppone una colpa. Quale che sia la sua dobbiamo arrivare in fondo a questa questione. Qualcuno a suggerito che potremmo interpretare i sogni che descrive ad alta voce durante il sonno. Sarà un metodo valido?

Yume no Tabi – 1

1. Il liceo come luogo-soglia

Il liceo qui non è nostalgia.
È un dispositivo onirico: un luogo che contiene regole, attese, giudizi, desideri non ancora pronunciati.

Quando il sogno è “realistico”, il liceo è memoria.
Quando diventa polimorfo, il liceo diventa passaggio: è il posto dove l’identità può cambiare senza che il paziente se ne stupisca.

E infatti lui non sembra sorprendersene mai esserci dentro.


2. Il disertore

Il disertore probabilmente è lui quando smette di obbedire.
Non a un esercito reale, ma a:

  • ruoli
  • aspettative
  • versioni di te che non ti appartengono più

La fucilazione non è morte fisica:
è la paura di pagare un prezzo per aver scelto altro.

Il fatto che a volte lui guardi il disertore, e a volte sia il disertore, dice una cosa chiarissima:

stai osservandose stesso mentre cambia.

È un sogno di transizione, non di conflitto.


3. Tornare studente (senza sorpresa)

Qui il sogno è elegantissimo.

Non torna ragazzo perché vuole tornare indietro.
Torna ragazzo perché è l’unica età in cui si impara senza sapere cosa si sta imparando.

E deve andare a lezione.
Non puoi sottrarsi.


4. La ragazza cercata (e assente)

Lei è presente per assenza.
È detta prima di essere vista.

Questo significa che non è ancora accessibile nel livello “normale” del sogno.
Infatti la trova solo dentro un altro sogno.

E non è una cotta adolescenziale.
È:

  • curiosa
  • intelligente
  • fragile ma non ingenua

È una figura di conoscenza affettiva, non romantica nel senso banale.


5. Il muro bianco

Questo è il cuore del sogno.

Il muro sembra vuoto.
Ma lui sente che non lo è.

Spegnere la luce è un gesto potentissimo:

togli la spiegazione per far emergere il senso.

La scritta fluorescente appare solo nel buio.


6. Il bicchiere di vetro fatto a mano

Qui il sogno è quasi… didattico. Ma non banale.

Il bicchiere è:

  • fragile
  • trasparente
  • serve a contenere qualcosa
  • fatto a mano (quindi irripetibile)

Non è “regalale un oggetto”.
È:

per conquistarla devi saper contenere senza possedere.

Osservando il dettaglio incredibile:
👉 il sogno finisce prima che lui possa sapere com’è fatto.

Perché non è ancora il tempo.


7. Il professore di inglese

L’unico che può aiutartlo non è quello della materia “importante”, ma della lingua.

Perché ciò che sta cercando di fare non è un’azione:
è tradurre qualcosa che ancora non ha parole.


In sintesi…

Questo sogno parla di:

  • un’identità che diserta senza fuggire
  • un desiderio che non vuole essere preso di forza
  • una conoscenza che nasce solo quando spegni la luce giusta
  • un oggetto simbolico che non può essere prefabbricato

Appunti: Il monte Buzludža

Al centro della moderna Bulgaria si erge questa montagna, un luogo pieno di storia a metà strada tra quello che fu e quello che avrebbe potuto essere. Un luogo del tempo oltre che dello spazio.

In primo luogo Buzludža è un simbolo della rinascita nazionale bulgara, della sua lotta contro l’oppressione dell’Impero Ottomano. Proprio qui venne combattuta una battaglia tra i ribelli bulgari, guidati da Hadzhi Dimitar e Stefan Karadzha, e le truppe del Sultano il 31 Luglio 1868. Lo scontro si risolse con una sconfitta, ma la memoria di quegli eventi avrebbe ispirato il movimento di liberazione bulgaro che avrebbe affrontato gli Ottomani sino alla conquista della prima formale indipendenza (vedasi il Trattato di Santo Stefano del 3 Marzo 1878) e poi di quella definitiva: 5 ottobre 1908. Nella sua corsa all’indipendenza la Bulgaria venne molto aiutata da due paesi, Germania e Russia, che si sarebbero poi rivelati determinanti per la storia successiva della nazione.

Nel 1891 la montagna divenne sede del Primo Congresso del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori Bulgari, il predecessore del Partito Comunista Bulgaro. L’incontro si tenne in gran segreto sotto la guida di Dimitar Blagoev Nikolov.

Nel 1944, in piena Seconda Guerra Mondiale, vi si svolse uno scontro tra i partigiani comunisti e le truppe regolari bulgare, la Bulgaria infatti era una delle nazioni legate all’Asse. Con la fine del conflitto la Bulgaria esce dalla sfera d’influenza tedesca per entrare in quella russa, diventando a tutti gli effetti uno dei membri più importanti del Blocco Orientale.

Negli anni ’70 il Partito Comunista Bulgaro pensò di realizzare sulla montagna un’imponente costruzione che assolvesse la doppia funzione di monumento nazionale e di centro congressi per il partito stesso. Il palazzo venne costruito, a partire dal 1974, in stile architettonico brutalista, ad opera dell’architetto Georgi Stoilov, e costò una cifra pari a 35 milioni di dollari attuali. L’opera venne inaugurata ufficialmente il 23 Agosto 1981 dal leader comunista bulgaro Todor Zhivkov. Al suo interno erano stati realizzati oltre 510 mq di mosaici, raffiguranti la storia del Partito Comunista Bulgaro, di questi oltre il 20% sono andati persi negli anni.

Già… andati persi. Perché?

Presto detto. Alla caduta del comunismo il monumento venne completamente abbandonato a se stesso, venendo più volte vandalizzato, pur restando una meta per molti turisti. Negli anni si sono mossi diversi comitati nel tentativo di salvare l’opera dal completo sfacelo e si parla di trasformare il tutto in un museo della storia bulgara.

Obiettivamente è brutto a vedersi, ma va preservato, così come va preservata la storia, di qualsiasi epoca e di qualsiasi tipo. La furia iconoclasta e distruttrice è sempre e solo una pratica di coloro che non hanno storia.

Sturm und Drang: Insonnia

Al culmine della notte insonne, laddove i pensieri si accavallano e si mischiano al buio della stanza, compare il sogno ad occhi aperti… quello che fai senza accorgertene, quello che ti porta in un mondo diverso mentre tu stai ancora osservando quello reale. O che reputi tale. Viaggi nel mondo delle ombre ed il tuo spirito è libero di dialogare con lo Zeitgeist in santa pace.

I più fortunati riescono ad avere una visione nitida del proprio corpo disteso sul letto, vigile ed immobile. Il respiro teso e ritmato, costante come il battere di un orologio. Poi tutto si ferma e rallenta. Tic, tic, tic… tic… tic… alt. Ed è lì che la tua natura, quella vera, quella che non vorresti mai lasciar trapelare, esce allo scoperto. E ti guida dove vuole lei, laddove vorresti essere, laddove dovresti essere, là dove dovresti compiere il tuo destino di animale a due zampe.

E nulla. Al risveglio, non risveglio, non resta che il sapore amore di una notte insonne, coi suoi profumi, con le sue ansie e le sue speranze… che non appartengono al mondo dei sogni, al mondo delle ombre, ma a quello dei vivi.

Il viaggio: 2 Febbraio 2026

Non riesco… non è proprio fattibile in questo momento. Posso solo limitarmi alla quieta disperazione, sapendo che sto perdendo ore preziose.

Non so se tutto ciò sia profondamente giusto o ingiusto. Me la sono cercata? Ce la siamo cercati?

Ci deve essere una soluzione che non passi per forza da quel maledetto fiume oscuro.

夢の旅 – Un bicchiere di vetro

Yume no Tabi – 1

Spesso e volentieri sogno un luogo legato agli anni della mia adolescenza: il vecchio liceo dove ho trascorso anni di studio (si fa per dire) e di bagordi (questi tanti). A volte sono percorsi legati ad esperienze realmente vissute tra quelle mura, con la ripetizione di sensazioni e situazioni tipiche di quegli anni: interrogazioni fetenti, insegnati cattivissimi, fughe e non fughe, cotte giovanili e similari. Altre volte restano solo le mura e quello che accade all’interno diventa totalmente avulso dal reale contesto… è allora che il liceo diventa un luogo di passaggio misterioso e polimorfo.

Capita ad esempio di cominciare a sognare in modo strano. Sogno. Sogno di essere un soldato che ha disertato e di dover cercare una via sicura per andare a casa, ma vengo catturato e so per certo che presto o tardi mi fucileranno. Il problema è che più mi addentro in questo sogno e in quell’angoscia e più il tutto si complica… a tratti mi vedo dall’esterno come se stessi guardando un film… e allora in dubbio mi viene: sto sognando di essere un disertore o sto sognando di guardare un film su un disertore? Non è chiaro. Sono le sensazioni che mi fregano, ma anche la vista: a volte vedo con gli occhi del disertore a volte guardo il disertore dall’esterno.

Cosa ci azzecca questo col liceo? Beh capita che ad un certo punto invece di guardare questo disertore decido di entrare dentro un casolare. Apro la porta e magicamente mi ritrovo nel bel mezzo di un corridoio del liceo… ma la cosa divertente è che non ne sono affatto sorpreso, anzi mi muovo che se nulla fosse. E sempre misteriosamente sento di essere un ragazzino e non un adulto: sono tornato studente. E non solo: devo pure andare a lezione! Mi dirigo con sicurezza verso una classe fuori della quale intravedo i miei compagni in attesa, a quanto pare dobbiamo entrare in un’aula dove sta facendo lezione un’altra scolaresca e dobbiamo aspettare che loro abbiano finito, sono una classe decisamente più giovane della nostra, forse sono dei “primini”. Attendiamo. Si ripetono discorsi e risate dei vecchi tempi, cose ormai lontane e chiuse in chissà quale angolo della mia mente.

Finisce l’ora e suona la campanella. Escono i piccoli per far posto ai grandi. Mi rendo conto che sto cercando qualcuno in mezzo a quella marea urlante di ragazzini in uscita: sto cercando una ragazzina, ma non la vedo. Qualcuno mi dice che non è venuta a scuola perchè non sta bene, ma che mi saluta. Tutto nella norma a quanto pare. Entro nella classe e mi siedo in un banco. Lezione di matematica: un classico della disattenzione scolastica! Mi metto a sognare ad occhi aperti all’interno del sogno. Sono in un’altra aula che parlo di storia con una ragazzina esile, capelli biondi e tratti delicati, sembra sapere un sacco di cose per la sua età e i temi affrontati diventano via via più complessi ed articolati. Mi pare evidente che si tratta della persona che stavo cercando in precedenza. Poi qualcosa mi “sveglia”: un particolare su un muro dell’aula sembra colpirmi. Guardo meglio, mi concentro, ma il muro sembra bianco. Eppure c’è qualcosa di strano. Mi alzo e come se nulla fosse spengo la luce dell’aula. La lezione continua lo stesso ed io avvicinandomi al muro posso assistere con calma alla magia: una scritta fluorescente è comparsa proprio dove stavo guardando prima: “per conquistarla regalale un bicchiere di vetro fatto a mano”.

Semplice… palese direi.

Accendo la luce ed esco dall’aula lasciando dietro di me la noiosissima lezione di matematica ed i compagni assorti. Mi metto alla ricerca del mio professore di inglese, l’unico in grado di aiutarmi (perchè poi?). Lo trovo e gli spiego la situazione, lui mi conduce in un’aula dove saremo in grado di creare quel bicchiere di vetro così importante (manco ci fosse una fucina dentro il liceo).

Peccato che ci abbia pensato la sveglia ad interrompere questa improbabile missione. Non saprò mai come doveva essere fatto quel bicchiere di vetro…

Appunti: Titano, tra laghi e deserti

Il prossimo grande obiettivo delle agenzie spaziali è dichiaratamente Marte, per raggiungere questa importante tappa dell’esplorazione spaziale ci vorranno ancora parecchi anni e molto lavoro sia sulla terra che nello spazio. Il vero primo step potrebbe essere una base stanziale sulla Luna e su questo stanno già lavorando sia gli Americani che i Cinesi (i nuovi protagonisti della corsa allo spazio). Mentre c’è chi studia, lavora e progetta la missione su Marte ci sono altri che guardano già oltre, mappando uno ad uno i passi che ci porteranno ad uscire dal Sistema Solare. Uno su tutti? Europa, satellite di Giove, ma ne parleremo meglio un’altra volta. Dopo Europa, dopo Giove si dovrà guardare oltre, ad altri satelliti dei pianeti gassosi più lontani dalla terra, cercando quelli che, per caratteristiche, possano favorire un insediamento umano. Ad oggi nessuna ipotesi o progettazione concreta è ufficiale, però è un dato di fatto che si stiano studiando in maniera approfondita le condizioni di satelliti importanti come ad esempio Titano di Saturno.

Titano è un satellite naturale di Saturno ed è grande circa una volta e mezzo la nostra Luna. Nel corso dei decenni si sono susseguite missioni esplorative nel sistema di Saturno che hanno permesso di osservare anche a Titano. Vale quindi la pena ricordare Pioneer 11, la prima sonda a visitare la zona di Saturno, seguita poi da Voyager 1 che, nonostante alcune problematiche legate all’atmosfera del satellite, riuscì a scattare alcune interessanti fotografie della sua superficie (soprattutto la zona delle macchie scure di Xanadu e Shangi-La). Infine la missione Cassini-Huygens è quella che ad oggi ci ha permesso di scoprire le informazioni più interessanti legate a Titano.

Certamente non si tratta di un paesaggio ospitale da film fantascientifico. Innanzi tutto si parla di un’atmosfera di Azoto nella quale si addensano nuvole di Metano ed Etano. E l’atmosfera è proprio la grande particolarità di Titano, unico satellite nel sistema solare ad avere questa prerogativa. La superficie ricorda, almeno visivamente, quella di Marte ed il suo studio è ancora in atto. Un tempo si era ipotizzato che potessero essere laghi di Metano in alcuni punti del satellite, ma ad oggi si è più propensi a parlare di zone paludose. In ogni caso stiamo pur sempre parlando di acquitrini di Metano liquido. Non è certo una visione romantica, da esplorazione planetaria in stile Avatar, trovarsi in una palude di Metano mentre dal cielo comincia a piovere del Metano e dell’Etano. La cosa straordinaria è che Titano ha un ciclo chimico simile al nostro ciclo dell’acqua, ma basato sugli idrocarburi. Un mondo alieno… che però funziona con regole sorprendentemente familiari.

Le zone desertiche comprendono dune sabbiose e paesaggi che ricordano molto i deserti terrestri, tanto che dalle analisi dei dati pervenuti dalla sonda Cassini (che non è più operativa da un anno, ma che ha servito l’umanità per oltre 20) si è riusciti ad individuare una tempesta i sabbia. Questo evento è stato poi elaborato e prodotto in maniera grafica dalla NASA con immagini che portano comunque a sognare di mondi lontani resi per un istante più vicini al nostro scibile.

Serviranno altre sonde, altre esplorazioni e molti anni di lavoro. Ma sicuramente Titano continuerà ad attirare l’attenzione degli addetti ai lavori. E mentre il mondo intero guarda a Marte altri continueranno a sognare gli Anelli di Saturno…

Il viaggio: 30 Gennaio 2026

Nonostante tutto sempre che nulla al momento stia cambiando. Anzi forse le cose sono peggiorate leggermente. Il fisico ha dato risposte sconnesse, piene di debolezza e malessere. Non sono condizioni ottimali per esporsi alle fatiche del rituale.

Che debba rinunciare per il momento?

Una versione ridotta non servirebbe a nulla, sarebbe solo un’inutile allenamento. Futile e fine a se stesso. Sembra proprio che il destino voglia accanirsi in questo frangente… come se non si potesse far altro che accettare l’inevitabile fine del tutto.

Posso davvero rassegnarmi?