Appunti: Stripped (Depeche Mode, 1986)

Estate 2000… prima serata di una giornata qualunque. Una lieve brezza rende il caldo più sopportabile, ma non cambia la sostanza umida della giornata… sotto i portici si respira a malapena, ma almeno si respira. Cammino senza una meta precisa, solo per muovermi un poco e fumare qualche sigaretta in tranquillità. È un’estate di passaggio… tra un anno scolastico e l’altro, tra la minore e la maggiore età imminente. Stanno per arrivare diversi cambiamenti nella mia vita, ma non ho ancora la percezione di nessuno di questi… e del resto come potrei? Nell’ultimo anno ho divorato, non letteralmente, tutta la discografia dei Depeche Mode, facendoli diventare uno due gruppi principali di quell’età di passaggio, dove ho mischiato davvero di tutto, anche al di fuori della musica.

La tenuta da camminata serale è semplice. Scarpe da ginnastica, pantaloncini, maglietta di Marilyn Manson, zainetto con annesso lettore cd e musica a tutto volume. Con ovviamente un raccoglitore di cd con 20 possibilità tra cui scegliere, ma di queste la metà sono cd dei Depeche Mode per l’appunto.

Le luci vagamente medievali della città rendono Bologna ancora più mistica, in giro c’è poca gente e quella che c’è è accaldata quanto me. Non sono ancora un animale da pub, ma ho già una buona dose di misantropia che mi porta a girare in tutti gli angoli più vuoti della mia città… ma gli angoli più vuoti lo sono per un motivo… sono quelli più umidi. In un vortice dubbioso di pessimismo e fastidio mi fermo e cambio il cd che sto ascoltando. Metto su Black Celebration, album del 1986… avevo quasi quattro anni allora, poco male. Le tonalità cupe si sposano perfettamente con una certa inquietudine che mi accompagna. Manca qualcosa in quella mia vita di adolescente… qualcosa che sarebbe arrivato appena tre mesi dopo, ma chi poteva saperlo in quel momento?

Cammino e passa una traccia del cd dopo l’altra. Ed ecco che parte la traccia numero 7, mentre io sbuco da qualche parte in via Farini. La luce particolare di quel momento, l’aria estiva che inizia a prendere una parvenza di eternità, il sapore dell’ennesima sigaretta in bocca vanno a creare un’immagine indelebile… una diapositiva che raccoglie in sé tutto quello che mi circonda: la mia vita, Bologna, le sensazioni di quegli anni… la stessa nostalgia eterna che mi riporta verso la mia città in estate. La traccia numero 7 è per l’appunto Stripped, uscita come singolo il 10 febbraio 1986. Ma suona fresca (e cupa) come se non avesse più che qualche mese. È nuova, moderna, viva, graffiante, bruciante… è un taglio che non si può rimarginare. E che in effetti non si rimarginerà più.

È una canzone del luogo e del momento… ascoltata al di fuori della città non produce altro che nostalgia della medesima… la sua aria, la sua atmosfera, non è estendibile ad altri luoghi della terra. È di fatto la canzone di Bologna. Anzi di più… è la canzone di Bologna in estate. Anzi di più… è la canzone delle sere d’estate a Bologna. Eterna come solo le notti di Bologna sanno esserlo.

Sehnsucht: nota 18

Trascrizione audio parziale del 02/12/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Si ricorda della sua ultima missione? Potrebbe parlarne apertamente?

Non ho mai eseguito alcuna missione.

Il suo fascicolo dice altro.

Se il mio fascicolo dice altro allora non avete bisogno di chiedere a me.

Non pensa che potrebbero esserci cosa che non sono state scritte? Che ci sono cose non riportate… e che magari potrebbero essere importanti?

Potrebbe anche capitare, è una questione statistica. Ma un report incompleto non può ricadere sulle mie spalle, bensì sulle spalle di chi si occupa di redigerli. E’ la mancanza di responsabilità che ha portato il nostro mondo alla deriva attuale. Abbiamo creato questo stato di cose per sopperire alle mancanze continue del genere umano.

E riguardo alla sua ultima missione?

Stavo dando la caccia al nostro più grande nemico. E l’avevo quasi preso, ero davvero ad un passo dal porre fine a tutto… ma ho fallito. E i fallimenti si pagano proporzionalmente al danno causato.

Ricorda l’obiettivo della missione?

Il 33 dei 33.

Allora la pena dovrebbe essere la morte. O il ripetere la missione nuovamente.

Sturm und Drang: L’alveolo delle risposte

Hanno infinite domande, ma non sono pronti per ricevere le risposte.

La menzogna è la risposta che reputerebbero accettabile.

La menzogna è ciò di cui hanno bisogno.

Esistono risposte che non possono essere comprese da coloro che camminano, dormienti, per il mondo, condannati ad una vita di pura materia, sterile ed informe. Non hanno futuro se non nel passato dei loro ricordi. E quando tutto sarà finito di loro non resterà neppure la polvere della Genesi.

Non esistono risposte per i ciechi, per i sordi e per i muti che si illudono di essere le tre scimmiette sagge del santuario di Toshogu.

Non esistono risposte…

Risposte poi a cosa?

Hai le risposte?

Risposte a chi?

A quando le risposte?

Non esistono risposte…

Eppure dovevo dare delle risposte…

Ma poi risposte a chi?

Rifletti prima di dare delle risposte.

Dai tutte le risposte.

Sempre che vi siano delle risposte…

Ma risposte per chi?

Non esistono risposte…

Forse un giorno avrò le risposte…

Forse un giorno avrai le risposte…

Risposte…

Non esistono risposte…

E se la risposta fosse sempre la stessa? Per ogni cosa.

Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;

finché tornerai alla terra,

perché da essa sei stato tratto:

polvere tu sei e in polvere tornerai!

(Genesi 3,19)

Appunti: Orleans

Le cose che ci colpiscono durante un viaggio possono essere le più disparate, si può passare dal grande monumento conosciuto in tutto il mondo al piccolo e semplice particolare che attira la nostra attenzione senza particolari meriti di sorta, quello che conta il più delle volte è il tempo, il momento della giornata o magari la particolare luce di un luogo in una determinata ora… diciamo quindi l’immagine impressa che ci resta nella memoria come un’eterna cartolina, questa fotografia destinata a non sbiadire può nascere col primo impatto, ma può anche vedere la luce durante una successiva visita del posto. La Francia è un paese con moltissime cose da vedere, ma quale paese non lo è? E come ogni nazione ha dei luoghi capaci di richiamare un numero maggiore di turisti per la loro bellezza o semplicemente per un richiamo storico ed artistico di qualche tipo.

Orleans non è una cittadina con dei grandi meriti appariscenti, ma resta una città di fondamentale importanza per tutta la Francia dal momento che è la città il cui nome è legato alle gesta di Giovanna d’ Arco, santa patrona e liberatrice del paese dalle mani degli Inglesi e dei loro alleati. La città sorge nel dipartimento Loiret, attraversato dal fiume Loira e disseminato di tutti quei famosissimi “castelli della Loira” che attraggono ogni anno un sacco di turisti da tutto il mondo. E’ grande un quinto di Bologna e ospita neanche un terzo degli abitanti della medesima; non ci vuole molto a girarla tutta, ma in poco tempo è in grado di rapire la mente con la sua architettura squisitamente francese e il suo essere un borgo legato al passato con tutte le comodità della vita moderna. E’ una città a misura d’uomo in tutto e per tutto.

Personalmente ciò che amo di più di Orleans è la sua cattedrale gotica, la chiesa originaria era del III secolo, ma nel corso dei secoli venne più volte distrutta. Quella che vediamo oggi è una ricostruzione terminata nel XVIII secolo, dopo gli atti distruttivi del 1568 ad opera dei Protestanti. E’ un edificio che spicca molto all’interno della piccola città, dal momento che ha due alte torri di 80 metri e raggiunge il punto più alto oltre i 110 metri! Ci si arriva da una serie di strade di case abbastanza basse che raramente superano il secondo piano, ma dal momento che si tratta di strade non troppo grandi non ci si accorge immediatamente dell’imponenza della cattedrale, anzi il più delle volte ce la si ritrova davanti senza neppure sapere il come ed il perché. Il primo gesto spontaneo è quello di guardare in alto, di cercare di capire fin dove arrivano quelle torri (le torri di Notre Dame a Parigi per esempio sono più basse di almeno 10 metri) e non è così facile staccare lo sguardo anche se è per proseguire nella visita all’interno… c’è un qualcosa di estremamente potente in quella visione dal basso, un qualcosa che ti fa sentire estremamente e volutamente piccolo rispetto a tutto quello che sta al di sopra, quasi a ricordarti che la grandezza vera non è di questo mondo.

Se capitate da quelle parti (120 km a sud Parigi) vi consiglio di farci un salto, tanto in un giorno si gira tutta tranquillamente e vale la pena restare un pò sotto quella cattedrale a riflettere…

Sturm und Drang: Das blut ist leben

Nel sangue e nelle radici troviamo l’armonia della nostra natura, nel rinnovato legame col mondo antico rinasciamo e diventiamo portatori di luce eterna. Illuminiamo il cammino con la nostra luce interiore, cantando le canzoni dei nostri avi e dei popoli che furono.

Custodi eterni dell’antica sapienza e dell’antica storia, raccogliamo le testimonianze divenute leggende e tracciamo su bianche pagine segni a perpetua memoria. Informare, testimoniare, trasmettere… questi i nostri compiti, affinché si recuperi l’autentica essenza dell’umanità.

La verità è lontana dagli affanni di questi tempi meccanici, bisogna saper osservare, saper ascoltare, avere il cuore pronto a grandi balzi e la mente aperta, non al progresso bensì alla conservazione. Anzi… al recupero. Nella forza della tradizione e con l’aiuto degli antichi Dei.

Sturm und Drang: carne

Da tempo ho smesso di chiedermi se le persone che incontro siano buone o cattive.

Mi chiedo solo che sapore abbiano…

Appunti: Trento

Il mio primo incontro con Trento avvenne nel lontano 1992 in una giornata particolarmente spettrale, il tempo era pessimo, il cielo era a tratti nero a tratti grigio e minacciava pioggia, chiudevano in bellezza una serie di fulmini che continuavano a cadere sulla Paganella e sulle altre montagne: non era proprio la giornata adatta ad una gita di piacere. In realtà mi trovavo lì perché stavo partecipando ad una gita di due giorni coi miei nonni paterni e altre famiglie della loro parrocchia, per me era una consuetudine in quegli anni aggregarmi a queste gite in giro per l’Italia, erano i primi veri passi che muovevo ad di fuori di Bologna senza la presenza dei genitori.

L’impatto spettrale con Trento mi è rimasto marchiato nella mente come se si trattasse di una cartolina, ancora oggi quando penso a quella città ho in mente la prima cosa che colpì la mia ingenua curiosità: il Mausoleo di Cesare Battisti sul Doss Trento (in origine Monte Verruca). Premesso che allora non sapevo neppure chi fosse Cesare Battisti, quello che mi colpì fu la struttura neoclassica del monumento perché a guardarlo così, sotto la luce di quella mattinata, riusciva a trasportarti in un epoca lontana e sostanzialmente indefinita; ero arrivato a Trento nel 1992 e mi ritrovavo a Trento in centinaia di anni diversi raccolti tutti negli stessi istanti.

Il Mausoleo di Cesare Battisti

La visita della città non prevedeva per noi la visita del Doss Trento, ma solo quella della parte “bassa”, dove non mancavano di certo i monumenti e le cose caratteristiche da vedere, ma per quella giornata la mia fantasia era stata già fatta totalmente prigioniera dal Mausoleo e dal cielo minaccioso. Ricordo però che rimasi stupito nel vedere la Fontana del Nettuno nella Piazza del Duomo e dall’alto dei miei nove anni mi arrabbiai non poco pensando che i Tridentini avessero rubato alla mia città l’idea di una statua dedicata al dio del mare (ad onor del vero la fontana di Bologna è del 1565 e quella di Trento è del 1769). Il Castello del Buonconsiglio imparai ad apprezzarlo solo molti anni dopo tornando a Trento in giornate decisamente solari.

Come città ha il grande pregio di essere costruita a misura d’uomo, non presenta una popolazione eccessiva e non ha richiesto una urbanizzazione folle, questo rende ancora più armoniosa la sua vista dall’alto: guardare Trento appoggiata all’Adige fa pensare ad un bambino appoggiato al seno della madre.

Curiosità frivola: Trento è gemellata con la città di Praga.

Curiosità storica: Trento ospitò il famoso Concilio tra il 1545 e il 1563, quello che diede alla luce la Controriforma in reazione alle dottrine della Riforma protestante.

Sturm und Drang: Preservare il tutto

Dell’origine di tutte le cose ci si domanda spesso, più al di fuori della religione che all’interno di essa, questo perché l’uomo senza spiritualità soffre di un vuoto che cerca di colmare con la scienza vanesia.

Camminando nel mondo, lontano dagli uomini e dai loro abbagli, non ci si pone mai questa domanda poiché essa dimostra tutta la sua inutilità… tutta la sua vanità.

La vera domanda è “come posso preservare?“… solo questo è importante. Preservare il tutto.