Appunti: Belluno

Tanti anni fa mi capitò di fare una gita in Trentino e Veneto, doveva essere un percorso tra lo spirituale e il culinario in mezzo alle bellezze ed alla semplicità di quelle terre. Fu un viaggio interessante e per la prima volta presi contatto con una realtà geograficamente legata all’Italia, ma storicamente e culturalmente impregnata di profumi austro-ungarici. Era un paese nel paese. Erano diverse le case, erano diverse le chiese, era diverso il cibo, la gente parlava come noi (non tutti in realtà), ma ovunque si sentiva la portata della storia che aveva attraversato quei luoghi. Erano state zone di guerra negli anni tra il 1915 e il 1918, erano state oggetto di conquista o di liberazione, a seconda delle diverse ottiche. Avevo da poco visto “Uomini contro” e in quella gita avevamo proprio attraversato l’Altopiano di Asiago, una terra bellissima, piena di profumi e di colori incantevoli. Eravamo nella fase finale, mancava solo una ultima tappa prima di rientrare verso Bologna.

Dopo un pranzo a base di funghi e formaggi (ho ancora quei sapori nel palato ogni volta che ci penso) il nostro pullman prese una strada di montagna in mezzo ad un enorme bosco di conifere… dico enorme perché era fitto fitto e non sembrava avere mai fine. Io me ne stavo incollato al vetro nella speranza di intravedere qualche animale: impresa impossibile in mezzo a quel fittume di rami! La strada prima andò in salita e dopo si fece in discesa. Bosco, strada, curve, bosco, strada, curve, bosco, strada, curve… per quanto sarà durato? Forse una trentina di minuti, se non di più. Poi finì la discesa e con essa il bosco, si aprì una valle luminosa e verde con le sue case e i suoi paesini. Eravamo passati dalla natura alla civiltà, anche se la presenza dell’uomo non sembrava troppo pressante. Arrivammo infine in una piccola città: Belluno.

E’ piccola Belluno, è quasi più un grande paese che una piccola città. Non ci fermammo molte ore e ci fu concesso di vagare liberamente per il centro storico. Piccola e meravigliosa. Una bellezza dopo l’altra, ogni palazzo era curato nel minimo dettaglio e l’architettura portava i segni del passaggio di tante popolazioni diverse nel corso della storia. Belluno me la ricordo come un posto tranquillo, poco rumoroso e modestamente popolato (in effetti siamo nell’ordine dei 35.000 abitanti). Ho un ottimo ricordo di P.zza dei Martiri e della breve sosta in un bar a bere una bibita.

Come complesso urbano dava molto l’idea di essere a misura d’uomo, come se ogni pietra fosse stata posata dopo un’attenta ponderazione. Lo stesso accesso alla P.zza del Duomo era una piccola strada che immetteva direttamente nella piccola piazza, mentre mi sarei aspettato un qualcosa di più grande, di più ampio… eppure tutto era bello, curato e ben tenuto

Tante cose ho scoperto negli anni successivi su quella città. In primo luogo la sua vicinanza a Longarone, paese distrutto dal disastro del Vajont e posto a soli 18 Km dal capoluogo. Durante la Prima Guerra Mondiale venne invasa dagli Austriaci dopo la rotta di Caporetto, nel corso della guerra morirono 5.000 civili per varie cause a Belluno, un vero dramma nel dramma. Ricordo anche di essere passato sotto il monumento ai caduti di quella guerra che non poteva che essere in P.zza Cesare Battisti. Lo stesso aeroporto di Belluno è dedicato ad un pilota italiano di quella guerra: Arturo dell’Oro.

Sarà che mi piacciono i luoghi a ridosso delle Alpi, ma ne ho sempre un po’ di nostalgia… come se mi mancasse l’atmosfera di quei paesaggi che l’uomo non può riuscire del tutto a contaminare (per fortuna).

Curiosità: a Belluno (o limitrofe) sono nati Dino Buzzati e il poeta Ugo Fasolo.

Appunti: Oumuamua

Avete mai sentito parlare degli oggetti interstellari? Essi sono oggetti astronomici che non sono legati a livello gravitazionale ad una precisa stella… quindi essi viaggiano, spostandosi da un sistema all’altro. Ne esiste uno anche nel nostro sistema solare ed è stato individuato per la prima volta nel 2017… il luogo del primo avvistamento, l’osservatorio di Pan-Starrs nelle Hawaii, ha fatto si che gli sia stato dato un nome che altamente esotico. Ovviamente esso viene anche identificato con una sigla: 1I/2017 U1. Però il so suo nome è “Oumuamua” che in hawaiano vuol dire “messaggero che viene da lontano” … molto poetico. Questo oggetto, dalla particolare forma simile ad un pancake, viaggia attualmente a 87,3 Km al secondo e sta seguendo una traiettoria che lo sta conducendo verso l’esterno del nostro sistema solare.

Osservatorio di Pan-Starrs

Ci furono molti dibattiti scientifici per capire la natura di questo oggetto, avendo alcune caratteristiche simili alle comete ed altre simili agli asteroidi. Gli studiosi hanno ipotizzato che, al momento del suo ingresso nel nostro sistema, avesse una massa molto più grande di quella attuale… si dice che abbia perso il 95% della sua massa durante il passaggio ravvicinato col sole! Ma come si è formato Oumuamua? Da dove ha avuto origine?

Secondo alcuni studiosi dell’Università dell’Arizona (Alan Jackson e Steven Desch) potrebbe trattarsi di un oggetto formatosi in una zona extrasolare molto simile alla nostra Fascia di Kuiper! Quindi potrebbe trattarsi di un frammento distaccatosi da un corpo planetario simile a Plutone. Questa ipotesi viene sostenuta mediante l’analisi della composizione di questo oggetto… se così fosse Oumuamua potrebbe essersi staccato dal suo corpo planetario circa mezzo miliardo di anni fa, questo ne spiegherebbe l’attuale forma e dimensione.

In molti speravano di veder giungere una qualche navicella dal di fuori del nostro sistema solare… ma per ora dovranno accontentarsi di Oumuamua… che nella sua semplicità è comunque straordinario ed affascinante!

Zeitgeist: Kodomo no hi 2026

Il 5 maggio, in Giappone, si celebra il Kodomo no Hi, la festa dei bambini.
È un giorno dedicato alla loro felicità, alla loro crescita e alla speranza per il futuro.

Nel cielo di primavera danzano le koinobori, carpe colorate che nuotano nel vento: simbolo di forza, coraggio e determinazione.
Ogni carpa rappresenta un bambino, un sogno, un cammino che cresce.

Nelle case si espongono piccoli elmi da samurai, a protezione simbolica dei più piccoli, mentre l’aria si riempie di luce, giochi e risate.

È una festa semplice e profonda, che ricorda quanto sia prezioso crescere…
e quanto, in fondo, resti sempre un po’ di bambino anche dentro di noi.

Appunti: Prima Guerra Balcanica (1912-13)

Oggi parleremo di alcuni fatti accaduti prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale; fatti che possono essere considerati il preambolo dei tragici eventi del 1914-1918. Il tempo in cui l’Impero Ottomano insediava Vienna e teneva gli stati balcanici come vassalli era finito già da diversi anni ed erano sorti diversi stati indipendenti, spalleggiati per lo più dalla Russia zarista e di rimando sorvegliati a vista da un sempre più preoccupato (e in crisi) Impero Austro-Ungarico. In tutto questo gli Ottomani controllavano ancora un vasto territorio che da Adrianopoli (oggi Edirne, in Turchia) si estendeva sino a Tirana, passando per le città greche di Salonicco e Giannina a sud e per Pristina e Skopje (capitale dell’odierna Macedonia) nel nord. Questa fascia di terra faceva gola ai Bulgari, ai Montenegrini, ai Greci ed ai Serbi: questi quattro regni erano uniti da una serie di alleanze sin dai primi mesi del 1912, la loro unione era nota come Lega Balcanica.

A convincere la Lega a procedere apertamente contro gli Ottomani era stato un evento bellico iniziato nel 1911: la guerra tra il Regno d’Italia e l’Impero Ottomano per il dominio della Libia e del Dodecaneso. Gli Italiani stavano riportando una serie di vittorie incoraggianti e la scarsa resistenza dell’esercito turco faceva pensare ad un’analoga facilità di vittoria anche nel teatro dei Balcani. Alla Lega Balcanica serviva solo un piccolo pretesto per lanciarsi all’attacco e furono proprio gli Ottomani a fornirne uno bloccando a Salonicco un carico di armi dirette in Serbia e dislocando ad Adrianopoli nuove truppe in funzione anti-bulgara

La guerra iniziò l’8 Ottobre del 1912 e nei successivi sette mesi le truppe dei quattro regni coalizzati sconfissero gli Ottomani cacciandoli via anche da Adrianopoli. In tutto questo le altre nazioni europee cominciarono ad interessarsi sempre di più alla questione balcanica: in tanti sentivano che dietro il nazionalismo di Serbia e Bulgaria si agitava lo spettro dello Zar. Fu proprio l’ingerenza della Francia, della Germania e dell’Impero Britannico a portare alla pace del 30 maggio 1913, ma in questo modo le cose non andarono come le avevano pianificate inizialmente i paese della Lega Balcanica. Tutti ottennero dei territori in più, ma la nascita del principato d’Albania (sotto la protezione europea) determinò la mancanza di uno sbocco sul mare per la Serbia (che ne aveva fatto uno dei suoi principali obiettivi). Il nodo principale diventò quindi la spartizione della Macedonia dove la Serbia chiedeva maggiori territori alla Bulgaria come compensazione del fatto di cui sopra. Nel frattempo andavano inasprendosi i contrasti tra Bulgari e Greci per il controllo di Salonicco, rivendicato da entrambi. La pace era troppo instabile in quel fine primavera del 1913… (problematiche e tematiche ancora vive nei Balcani dei nostri giorni).

Una curiosità. Il 1 novembre del 1911 un aereo italiano era stato impiegato per sganciare bombe su una postazione turca: era il primo bombardamento della storia. Nella Prima guerra balcanica si cominciò a fare largo uso degli aerei soprattutto come ricognitori, ma anche come bombardieri e talvolta per lanciare volantini di propaganda. Era l’inizio di un nuovo modo di fare la guerra.

Sehnsucht: nota 19

Trascrizione audio parziale del 11/12/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Siamo riusciti a decodificare le sue cartelle criptate. C’è voluto il lavoro incessante di alcune delle nostre squadre migliori, ma ci siamo riusciti. Non c’è più alcun segreto tra di noi adesso.

Non credo che quello che avete trovato possa rappresentare una grande novità per voi. Tutto quello che c’è nei miei file viene da voi… dunque lo conoscevate ancor prima di decriptarlo. Perchè lo conoscevate ancor prima di mandarmelo. Tutto qui…

Tutto qui non direi. Ci sono molte cose interessanti che non le abbiamo mandato noi. I suoi pensieri, le sue annotazioni e le sue riflessioni… oppure le esternazioni attribuite a Kyoka. Tutto questo non è arrivato da noi.

Corretto fino ad un certo punto. Non viene da voi perchè nasce dalla mente di Kyoka e dalla mia. Viene da voi perchè è una reazione alle azioni che ho compiuto per voi.

Kyoka… dovremmo proprio interrogarla questa Kyoka. Forse dovremmo parlare con Kyoka e non con lei.

Kyoka non parlerà mai con voi. Non illudetevi…

Il viaggio: 30 Aprile 2026

E se le pareti della cella improvvisamente implodessero? Se la materia stessa all’interno si disintegrasse? Se non rimanesse altro che pulviscolo cosmico o qualcosa di ancor più infinitesimale? Potrebbe essere un destino migliore di qualsiasi altro… se solo si realizzasse in un lasso di tempo abbastanza lento da rendere lo strazio della morte chiaramente avvertibile.

Ci vuole il tempo di comprendere le cose… anche per quelle più dolore. La sofferenza è giusta espiazione di ogni inutile chincaglieria della vita terrena.

Zeitgeist: Showa no Hi 2026

🌸 Il 29 aprile in Giappone si celebra lo Shōwa no Hi (昭和の日).

È una giornata dedicata alla memoria dell’era Shōwa (1926–1989), un periodo complesso e decisivo della storia giapponese, segnato da trasformazioni profonde: dalla guerra alla rinascita, fino alla crescita economica.

Non è solo un ricordo del passato, ma un invito a riflettere su ciò che il Giappone è diventato oggi, tra tradizione e modernità.

Appunti: Pedro de Heredia

La vita è strana, spesso essa diventa un intreccio di situazioni inaspettate che ci porta laddove non avremmo mai pensato di andare… portandoci ad eccellere o a fallire con la medesima facilità. Un uomo scaltro e furbo si fa spesso dei nemici, oggi come nel passato, e quando un uomo ha dei nemici è sempre in pericolo. Un giovane uomo di nome Pedro de Heredia aveva molti nemici e quando alcuni di questi lo aggredirono fisicamente (subì la frattura del naso) decise di vendicarsi violentemente… andando decisamente oltre uccidendo tre dei suoi aggressori. Le autorità del suo paese, la Spagna, cercarono di arrestarlo e così lui fece l’unica cosa possibile a quei tempi: scappò nelle Americhe, passando dall’isola di Hispaniola per arrivare infine a Santa Marta, nell’odierna Colombia.

Nelle Americhe Pedro si arricchì molto, ingannando gli indigeni scambiando con loro oggetti di poco valore con moltissimo oro. Tornato in Spagna coperto di ricchezza riuscì a farsi nominare governatore dell’estuario del Rio Magdalena, con il permesso di fondare una città. Non male per uno che era dovuto fuggire braccato dalla legge… Nel 1532 Pedro tornò nelle Americhe ed individuò il luogo più idoneo per fondare la sua città e fu così che nella baia di Calamar venne fondata Cartagena de Indias, il porto più importante della moderna Colombia.

Nella spasmodica ricerca di ricchezze Pedro attaccò diverse popolazioni indigene, come i pacifici Sinù e si diresse all’interno dell’attuale dipartimento di Antioquia (la regione di Medellin) per trovare delle miniere d’oro… ma invano. Il suo comportamento crudele e violento gli valsero un’accusa ufficiale di torture ed assassinio, ma venne perdonato dal Re al suo rientro in Spagna.

Tornato a Cartagena Pedro riprese la sua politica aggressiva nei confronti degli indigeni… di nuovo venne accusato (con ben 289 capi d’imputazione) e venne incarcerato per essere processato. Riuscì a scappare e si imbarcò su una nave diretta in Spagna, con l’idea di appellarsi di nuovo alla clemenza del re. Questa volta non ebbe fortuna, in quanto la nave su cui era imbarcato fece naufragio vicino alle coste spagnole, a Tarifa, e lui annegò… pagando infine le sue colpe. Era il 1554.