Appunti: Rasputin il mistico

Il mondo di inizio ‘900 non era molto diverso da quello attuale, per carità la scienza ha fatto passi da gigante e sono cambiate tante “esteriorità”, ma l’uomo è rimasto lo stesso animale avido di potere e incuriosito sino allo spasmo dai poteri occulti. Oggi come allora i potenti della terra aderiscono alle più sparute sette occulte, si combattono tra loro talvolta apertamente talvolta spiritualmente, si potrebbe pensare ad un immenso teatro dei burattini e forse proprio di questo si tratta. Il nemico che perde non ha quasi mai l’onore delle armi bensì lo schiaffo finale della propaganda, non c’è dignità nella sconfitta e il perdente viene investito di tutte le demonizzazioni possibili immaginabili, basti pensare a qualche dittatore africano accusato di cannibalismo o a dittatori accusati di possedere armi di distruzione di massa inesistenti. L’importante è denigrare e sconfiggere perchè come diceva Joseph Gobbels (un maestro dell’arte della propaganda): ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.

Cosa c’entra questo discorso con Rasputin? Oh, c’entra eccome. Su questo singolare uomo se ne sono dette di tutti i colori nel corso dei decenni, sia quando era in vita che a maggior ragione dopo la sua morte. Rasputin è stato vittima e artefice al tempo stesso del suo potere e della sua personalità, era un uomo del suo tempo capace di cogliere le occasioni quando gli si presentavano, ma era anche un uomo pericoloso per i suoi poteri e le sue idee. Rasputin era di umilissime origini contadine, veniva dalla Siberia Occidentale e per una parte della sua vita aveva condotto la vita tipica di quelle parti: lavoro nei campi, devozione a Dio, un matrimonio e sette figli molti dei quali morti ancora in fasce. Tutto nella norma per la vita agricola di fine ‘800. Rasputin aveva una spiritualità molto più sviluppata degli altri, talvolta arrivava quasi al fanatismo, e riuscì anche a fare un pellegrinaggio al santuario del monte Athos in Grecia. Questo contadino siberiano sembrava avere particolari poteri taumaturgici (che comunque non gli permisero di salvare la vita a quattro dei suoi sette figli) e proprio per questo motivo entrò in contatto con la corte reale e con la Zarina Aleksandra Fedorovna Romanova.

Il 1905 è l’anno in cui Rasputin entrò a corte per seguire principalmente la malattia del principe ereditario affetto da emofilia. Già allora il suo ingresso nell’alta società russa venne visto con diffidenza da chi si cimentava nei giochi di potere ai danni dello Zar: alcuni lo accusarono di far parte della setta orgiastico-pagana Chlysty. L’unico dato certo è che in un qualche modo il principe ereditario stava meglio quando era seguito dal contadino siberiano rispetto a quando era seguito da medici… soprattutto perché i medici di corte curavano l’emofilia in maniera completamente errata! I presunti poteri di Rasputin lo portarono a diventare un fedele amico della famiglia dello Zar tanto da diventare un punto di riferimento per molti altri nobili. In breve Rasputin divenne un uomo di potere e sfruttò questa sua posizione per far pervenire le richieste di molti popolani ai nobili di competenza, riuscendo spesso ad accontentare la povera gente. Questo suo intrallazzare giorno e notte (spostando anche interessanti somme di denaro) non passava di certo osservato e in molti vedevano nella presenza del monaco una possibilità in più per dare una spallata alla traballante dinastia Romanov. La Russia di quegli anni era la Russia pre-rivoluzionaria scossa da tumulti sociali, da una modernizzazione che stentava a decollare e pronta a gettarsi nel baratro della Prima Guerra Mondiale… in molti desideravano il potere dello Zar e in altrettanti tramavano per deporlo. Rasputin faceva da cartina tornasole di questa delicata situazione: era oggetto costante di attacchi da parte di molti potenti, era accusato di intrattenere rapporti intimi con molte nobildonne, la polizia compilava fascicoli interi sulle sue attività orgiastiche e sul giro di soldi che gestiva. Più erano frequenti gli attacchi più la famiglia dello Zar si stringeva a difesa intorno al mistico. Molti giornali anti-zaristi sguazzavano nel propagandare notizie scandalose su Rasputin.

Col tempo Rasputin non si limitò a consigliare la vita spirituale della famiglia reale, ma cominciò anche a dispensare consigli di carattere politico. Questo fu l’inizio della sua fine. Rasputin era terrorizzato all’idea che nel 1914 potesse scoppiare un conflitto tra le potenze europee e cercò di convincere lo Zar a non scontrarsi contro il Kaiser nella speranza che si trovasse una via diplomatica alle tensioni di quei mesi concitati. Ma il ministro della guerra riuscì a convincere lo Zar a dichiarare la mobilitazione totale trascinando la Russia nella Prima Guerra Mondiale. Rasputin non rimase a guardare e denunciò pubblicamente le collusioni tra molti ministri ed i trafficanti di armi. La situazione però era estremamente delicata. Mentre lo Zar era al fronte a gestire la guerra era la Zarina a dover gestire il governo e la politica e il suo consigliere Rasputin non era certo un uomo esperto in grado di gestire la complessità della situazione sociale russa. I consigli del mistico portarono ad un susseguirsi di crisi di governo che non fecero altro che peggiorare la situazione russa e un gruppo di nobili decise di porre fine alla sua vita.

Feliks Feliksovič Jusupov

Era il il 17 Dicembre del 1916. A casa del principe Jusupov (principale congiurato) si tenne una cena durante la quale Rasputin fu avvelenato col cianuro, il veleno però non sorbì l’effetto sperato e quindi i congiurati colpirono il mistico con ben tre colpi di pistola (l’ultimo alla fronte) e lo gettarono nel fiume Moika dal quale venne ripescato il suo cadavere il giorno successivo. La storia di Rasputin terminava in maniera tragica, ma la storia dell’aristocrazia russa (congiurata e non) e della famiglia dello Zar doveva terminare in maniera ancora più drammatica di lì a poco

Il viaggio: 27 Marzo 2026

Sentire un cappio che si stringe intorno al collo, sempre più stretto ad ogni ora del giorno. Mentre il demonio gioca a carte coi vermi per spartirsi le tue carni nel futuro a venire. Mentre fuori tutto tace ed il mondo continua ad andare avanti nelle sue follie.

Ed è lì che scopri di non contare. Ed lì che scopri che nessuno conta fintanto che è in questa dimensione. Non c’è nulla che si possa fare per andare contro questa marea. La marea di morte non è arginabile. Essa avvolge tutto sin dai primordi dell’esistenza. Il tempi è una convenzione, ma diventa un inutile limite auto imposto. La libertà? E’ un sussulto che dura i pochi secondi che precedono l’ultimo respiro.

Appunti: Stripped (Depeche Mode, 1986)

Estate 2000… prima serata di una giornata qualunque. Una lieve brezza rende il caldo più sopportabile, ma non cambia la sostanza umida della giornata… sotto i portici si respira a malapena, ma almeno si respira. Cammino senza una meta precisa, solo per muovermi un poco e fumare qualche sigaretta in tranquillità. È un’estate di passaggio… tra un anno scolastico e l’altro, tra la minore e la maggiore età imminente. Stanno per arrivare diversi cambiamenti nella mia vita, ma non ho ancora la percezione di nessuno di questi… e del resto come potrei? Nell’ultimo anno ho divorato, non letteralmente, tutta la discografia dei Depeche Mode, facendoli diventare uno due gruppi principali di quell’età di passaggio, dove ho mischiato davvero di tutto, anche al di fuori della musica.

La tenuta da camminata serale è semplice. Scarpe da ginnastica, pantaloncini, maglietta di Marilyn Manson, zainetto con annesso lettore cd e musica a tutto volume. Con ovviamente un raccoglitore di cd con 20 possibilità tra cui scegliere, ma di queste la metà sono cd dei Depeche Mode per l’appunto.

Le luci vagamente medievali della città rendono Bologna ancora più mistica, in giro c’è poca gente e quella che c’è è accaldata quanto me. Non sono ancora un animale da pub, ma ho già una buona dose di misantropia che mi porta a girare in tutti gli angoli più vuoti della mia città… ma gli angoli più vuoti lo sono per un motivo… sono quelli più umidi. In un vortice dubbioso di pessimismo e fastidio mi fermo e cambio il cd che sto ascoltando. Metto su Black Celebration, album del 1986… avevo quasi quattro anni allora, poco male. Le tonalità cupe si sposano perfettamente con una certa inquietudine che mi accompagna. Manca qualcosa in quella mia vita di adolescente… qualcosa che sarebbe arrivato appena tre mesi dopo, ma chi poteva saperlo in quel momento?

Cammino e passa una traccia del cd dopo l’altra. Ed ecco che parte la traccia numero 7, mentre io sbuco da qualche parte in via Farini. La luce particolare di quel momento, l’aria estiva che inizia a prendere una parvenza di eternità, il sapore dell’ennesima sigaretta in bocca vanno a creare un’immagine indelebile… una diapositiva che raccoglie in sé tutto quello che mi circonda: la mia vita, Bologna, le sensazioni di quegli anni… la stessa nostalgia eterna che mi riporta verso la mia città in estate. La traccia numero 7 è per l’appunto Stripped, uscita come singolo il 10 febbraio 1986. Ma suona fresca (e cupa) come se non avesse più che qualche mese. È nuova, moderna, viva, graffiante, bruciante… è un taglio che non si può rimarginare. E che in effetti non si rimarginerà più.

È una canzone del luogo e del momento… ascoltata al di fuori della città non produce altro che nostalgia della medesima… la sua aria, la sua atmosfera, non è estendibile ad altri luoghi della terra. È di fatto la canzone di Bologna. Anzi di più… è la canzone di Bologna in estate. Anzi di più… è la canzone delle sere d’estate a Bologna. Eterna come solo le notti di Bologna sanno esserlo.

Sehnsucht: nota 18

Trascrizione audio parziale del 02/12/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Si ricorda della sua ultima missione? Potrebbe parlarne apertamente?

Non ho mai eseguito alcuna missione.

Il suo fascicolo dice altro.

Se il mio fascicolo dice altro allora non avete bisogno di chiedere a me.

Non pensa che potrebbero esserci cosa che non sono state scritte? Che ci sono cose non riportate… e che magari potrebbero essere importanti?

Potrebbe anche capitare, è una questione statistica. Ma un report incompleto non può ricadere sulle mie spalle, bensì sulle spalle di chi si occupa di redigerli. E’ la mancanza di responsabilità che ha portato il nostro mondo alla deriva attuale. Abbiamo creato questo stato di cose per sopperire alle mancanze continue del genere umano.

E riguardo alla sua ultima missione?

Stavo dando la caccia al nostro più grande nemico. E l’avevo quasi preso, ero davvero ad un passo dal porre fine a tutto… ma ho fallito. E i fallimenti si pagano proporzionalmente al danno causato.

Ricorda l’obiettivo della missione?

Il 33 dei 33.

Allora la pena dovrebbe essere la morte. O il ripetere la missione nuovamente.

Sturm und Drang: L’alveolo delle risposte

Hanno infinite domande, ma non sono pronti per ricevere le risposte.

La menzogna è la risposta che reputerebbero accettabile.

La menzogna è ciò di cui hanno bisogno.

Esistono risposte che non possono essere comprese da coloro che camminano, dormienti, per il mondo, condannati ad una vita di pura materia, sterile ed informe. Non hanno futuro se non nel passato dei loro ricordi. E quando tutto sarà finito di loro non resterà neppure la polvere della Genesi.

Non esistono risposte per i ciechi, per i sordi e per i muti che si illudono di essere le tre scimmiette sagge del santuario di Toshogu.

Non esistono risposte…

Risposte poi a cosa?

Hai le risposte?

Risposte a chi?

A quando le risposte?

Non esistono risposte…

Eppure dovevo dare delle risposte…

Ma poi risposte a chi?

Rifletti prima di dare delle risposte.

Dai tutte le risposte.

Sempre che vi siano delle risposte…

Ma risposte per chi?

Non esistono risposte…

Forse un giorno avrò le risposte…

Forse un giorno avrai le risposte…

Risposte…

Non esistono risposte…

E se la risposta fosse sempre la stessa? Per ogni cosa.

Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;

finché tornerai alla terra,

perché da essa sei stato tratto:

polvere tu sei e in polvere tornerai!

(Genesi 3,19)

Appunti: Orleans

Le cose che ci colpiscono durante un viaggio possono essere le più disparate, si può passare dal grande monumento conosciuto in tutto il mondo al piccolo e semplice particolare che attira la nostra attenzione senza particolari meriti di sorta, quello che conta il più delle volte è il tempo, il momento della giornata o magari la particolare luce di un luogo in una determinata ora… diciamo quindi l’immagine impressa che ci resta nella memoria come un’eterna cartolina, questa fotografia destinata a non sbiadire può nascere col primo impatto, ma può anche vedere la luce durante una successiva visita del posto. La Francia è un paese con moltissime cose da vedere, ma quale paese non lo è? E come ogni nazione ha dei luoghi capaci di richiamare un numero maggiore di turisti per la loro bellezza o semplicemente per un richiamo storico ed artistico di qualche tipo.

Orleans non è una cittadina con dei grandi meriti appariscenti, ma resta una città di fondamentale importanza per tutta la Francia dal momento che è la città il cui nome è legato alle gesta di Giovanna d’ Arco, santa patrona e liberatrice del paese dalle mani degli Inglesi e dei loro alleati. La città sorge nel dipartimento Loiret, attraversato dal fiume Loira e disseminato di tutti quei famosissimi “castelli della Loira” che attraggono ogni anno un sacco di turisti da tutto il mondo. E’ grande un quinto di Bologna e ospita neanche un terzo degli abitanti della medesima; non ci vuole molto a girarla tutta, ma in poco tempo è in grado di rapire la mente con la sua architettura squisitamente francese e il suo essere un borgo legato al passato con tutte le comodità della vita moderna. E’ una città a misura d’uomo in tutto e per tutto.

Personalmente ciò che amo di più di Orleans è la sua cattedrale gotica, la chiesa originaria era del III secolo, ma nel corso dei secoli venne più volte distrutta. Quella che vediamo oggi è una ricostruzione terminata nel XVIII secolo, dopo gli atti distruttivi del 1568 ad opera dei Protestanti. E’ un edificio che spicca molto all’interno della piccola città, dal momento che ha due alte torri di 80 metri e raggiunge il punto più alto oltre i 110 metri! Ci si arriva da una serie di strade di case abbastanza basse che raramente superano il secondo piano, ma dal momento che si tratta di strade non troppo grandi non ci si accorge immediatamente dell’imponenza della cattedrale, anzi il più delle volte ce la si ritrova davanti senza neppure sapere il come ed il perché. Il primo gesto spontaneo è quello di guardare in alto, di cercare di capire fin dove arrivano quelle torri (le torri di Notre Dame a Parigi per esempio sono più basse di almeno 10 metri) e non è così facile staccare lo sguardo anche se è per proseguire nella visita all’interno… c’è un qualcosa di estremamente potente in quella visione dal basso, un qualcosa che ti fa sentire estremamente e volutamente piccolo rispetto a tutto quello che sta al di sopra, quasi a ricordarti che la grandezza vera non è di questo mondo.

Se capitate da quelle parti (120 km a sud Parigi) vi consiglio di farci un salto, tanto in un giorno si gira tutta tranquillamente e vale la pena restare un pò sotto quella cattedrale a riflettere…

Sturm und Drang: Das blut ist leben

Nel sangue e nelle radici troviamo l’armonia della nostra natura, nel rinnovato legame col mondo antico rinasciamo e diventiamo portatori di luce eterna. Illuminiamo il cammino con la nostra luce interiore, cantando le canzoni dei nostri avi e dei popoli che furono.

Custodi eterni dell’antica sapienza e dell’antica storia, raccogliamo le testimonianze divenute leggende e tracciamo su bianche pagine segni a perpetua memoria. Informare, testimoniare, trasmettere… questi i nostri compiti, affinché si recuperi l’autentica essenza dell’umanità.

La verità è lontana dagli affanni di questi tempi meccanici, bisogna saper osservare, saper ascoltare, avere il cuore pronto a grandi balzi e la mente aperta, non al progresso bensì alla conservazione. Anzi… al recupero. Nella forza della tradizione e con l’aiuto degli antichi Dei.