Appunti: Nephilim

In principio erano i giganti. Ci sono molte leggende che parlano della presenza di giganti sulla terra, sembra che nella memoria di molte antiche popolazioni ritorni spesso questo mito. Sempre che di mito si tratti perché, diciamocelo, quando la memoria collettiva è pressoché univoca in ogni angolo del globo allora siamo di fronte a qualcosa che va oltre la semplice leggenda. Ovviamente si può raccontare tutto ed il contrario di tutto, soprattutto quando la scienza ufficiale non ci fornisce nessuna prova concreta in merito. Speculiamo? Sempre.

Perché spesso la verità è davanti ai nostri occhi, laddove i luminari spengono volutamente la luce.

In principio erano i giganti. Ma secondo alcune teorie non si tratterebbe del “principio” bensì della “fine”. Noi siamo un nuovo “principio” che è seguito ai giganti, quando anche noi ci faremo giganti allora sarà la nostra “fine” … e ad essa seguirà un nuovo “principio”.

Conosciamo tutti l’episodio di Davide che sconfigge il gigante Golia, campione dei Filistei. Ed è proprio la Bibbia a darci alcune preziose informazioni sulla presenza dei giganti sulla terra, ovviamente inquadrandoli nel più vasto campo della teologia ebraica. Si parla quindi dei Nephilim, presenti nella Torah ed in diversi altri scritti sia giudaici che cristiani. Il termine viene utilizzato per indicare ad esempio i giganti che abitavano la terra di Canaan (Numeri 13:33). Questo popolo di giganti avrebbe avuto origine dall’incrocio tra i “figli del vero Dio” (parte degli angeli che si ribellarono insieme a Lucifero, i caduti) e le “figlie degli uomini”. I giganti nascerebbero quindi da un atto di perversione, almeno secondo la concezione ebraica dell’universo.

La caduta di Lucifero

Il termine Nephilim e la sua origine hanno dato il via ad una serie di dibattiti sia nel mondo antico che in quello contemporaneo. Il nocciolo della questione ruota tutto intorno alla traduzione ed all’origine aramaica della parola. Si va da chi vuole vedere a tutti i costi l’origine extraterrestre dell’umanità a chi vorrebbe preservare il senso spirituale della lotta tra il bene ed il male. Ad ogni modo possiamo prendere per buono questo presupposto: i giganti hanno avuto origine dai “caduti”, dai “precipitati”, che poi fossero angeli o alieni non sta a noi deciderlo in questa sede.

La stessa idea che degli esseri di origine divina, ancorché rinnegati, potessero essersi accoppiati con gli esseri umani ha suscitato da sempre forti dissensi all’interno delle comunità cristiane. Nei secoli si è giunti a riconoscere i “figli del vero Dio” come i figli di Set, mentre i “figli degli uomini” sarebbero i discendenti di Caino. Nessuna origine angelica. Per altri ancora i Nephilim sarebbero i figli di persone possedute dal demonio, degli indemoniati piuttosto che degli angeli caduti.

Chi erano dunque i Nephilim? Erano gli ultimi appartenenti ad una razza di ominidi (neandertaliani) poi soppiantata con successo dall’Homo Sapiens? Erano forse degli esseri venuti dal cielo come tanti speculatori vorrebbero? Erano gli ultimi superstiti di Atlantide (altra ipotesi molto in voga in certi ambienti)?

Personalmente credo che la visione teosofica, in merito ai cicli dell’universo, sia quella che più si avvicina alla reale spiegazione della presenza dei Nephilim sulla terra. I giganti erano tra noi, i giganti eravamo noi ed i giganti saremo noi. Leggere e scoprire il mondo degli antichi è un mestiere arduo perché richiede un’apertura mentale tale da non escludere nulla a priori. Non ci interessa quello che “dice la scienza”, ci interessa quello che non vuole dire e che non può dire. Senza scadere nella faciloneria dell’alieno a tutti i costi.

La verità non è al di fuori della terra, bensì al suo interno.

Sturm und Drang: Resurrezione

Il momento è giunto, dopo la spasmodica attesa di questi secoli di infernale buio. Il momento del ritorno alle origini, del ritorno alla natura, del rifiuto compatto dell’epoca moderna con le sue aberrazioni. Ora, qui, adesso. Ritrovare la purezza e la bellezza perdute a causa dell’opera contaminatrice degli uomini servi della Bestia.

Abbandonate per sempre questa società, questo mondo di finzioni, questa agonizzante società di guitti e di meschini servitori avidi.

Tornare in mezzo agli alberi e comunicare con loro, innalzare a loro le grandi preghiere dimenticate dal tempo, ricostruire con cuore puro un mondo nuovo, nel quale non trovino più spazio le loro parole d’ordine infami.

Appunti: Rasputin il mistico

Il mondo di inizio ‘900 non era molto diverso da quello attuale, per carità la scienza ha fatto passi da gigante e sono cambiate tante “esteriorità”, ma l’uomo è rimasto lo stesso animale avido di potere e incuriosito sino allo spasmo dai poteri occulti. Oggi come allora i potenti della terra aderiscono alle più sparute sette occulte, si combattono tra loro talvolta apertamente talvolta spiritualmente, si potrebbe pensare ad un immenso teatro dei burattini e forse proprio di questo si tratta. Il nemico che perde non ha quasi mai l’onore delle armi bensì lo schiaffo finale della propaganda, non c’è dignità nella sconfitta e il perdente viene investito di tutte le demonizzazioni possibili immaginabili, basti pensare a qualche dittatore africano accusato di cannibalismo o a dittatori accusati di possedere armi di distruzione di massa inesistenti. L’importante è denigrare e sconfiggere perchè come diceva Joseph Gobbels (un maestro dell’arte della propaganda): ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.

Cosa c’entra questo discorso con Rasputin? Oh, c’entra eccome. Su questo singolare uomo se ne sono dette di tutti i colori nel corso dei decenni, sia quando era in vita che a maggior ragione dopo la sua morte. Rasputin è stato vittima e artefice al tempo stesso del suo potere e della sua personalità, era un uomo del suo tempo capace di cogliere le occasioni quando gli si presentavano, ma era anche un uomo pericoloso per i suoi poteri e le sue idee. Rasputin era di umilissime origini contadine, veniva dalla Siberia Occidentale e per una parte della sua vita aveva condotto la vita tipica di quelle parti: lavoro nei campi, devozione a Dio, un matrimonio e sette figli molti dei quali morti ancora in fasce. Tutto nella norma per la vita agricola di fine ‘800. Rasputin aveva una spiritualità molto più sviluppata degli altri, talvolta arrivava quasi al fanatismo, e riuscì anche a fare un pellegrinaggio al santuario del monte Athos in Grecia. Questo contadino siberiano sembrava avere particolari poteri taumaturgici (che comunque non gli permisero di salvare la vita a quattro dei suoi sette figli) e proprio per questo motivo entrò in contatto con la corte reale e con la Zarina Aleksandra Fedorovna Romanova.

Il 1905 è l’anno in cui Rasputin entrò a corte per seguire principalmente la malattia del principe ereditario affetto da emofilia. Già allora il suo ingresso nell’alta società russa venne visto con diffidenza da chi si cimentava nei giochi di potere ai danni dello Zar: alcuni lo accusarono di far parte della setta orgiastico-pagana Chlysty. L’unico dato certo è che in un qualche modo il principe ereditario stava meglio quando era seguito dal contadino siberiano rispetto a quando era seguito da medici… soprattutto perché i medici di corte curavano l’emofilia in maniera completamente errata! I presunti poteri di Rasputin lo portarono a diventare un fedele amico della famiglia dello Zar tanto da diventare un punto di riferimento per molti altri nobili. In breve Rasputin divenne un uomo di potere e sfruttò questa sua posizione per far pervenire le richieste di molti popolani ai nobili di competenza, riuscendo spesso ad accontentare la povera gente. Questo suo intrallazzare giorno e notte (spostando anche interessanti somme di denaro) non passava di certo osservato e in molti vedevano nella presenza del monaco una possibilità in più per dare una spallata alla traballante dinastia Romanov. La Russia di quegli anni era la Russia pre-rivoluzionaria scossa da tumulti sociali, da una modernizzazione che stentava a decollare e pronta a gettarsi nel baratro della Prima Guerra Mondiale… in molti desideravano il potere dello Zar e in altrettanti tramavano per deporlo. Rasputin faceva da cartina tornasole di questa delicata situazione: era oggetto costante di attacchi da parte di molti potenti, era accusato di intrattenere rapporti intimi con molte nobildonne, la polizia compilava fascicoli interi sulle sue attività orgiastiche e sul giro di soldi che gestiva. Più erano frequenti gli attacchi più la famiglia dello Zar si stringeva a difesa intorno al mistico. Molti giornali anti-zaristi sguazzavano nel propagandare notizie scandalose su Rasputin.

Col tempo Rasputin non si limitò a consigliare la vita spirituale della famiglia reale, ma cominciò anche a dispensare consigli di carattere politico. Questo fu l’inizio della sua fine. Rasputin era terrorizzato all’idea che nel 1914 potesse scoppiare un conflitto tra le potenze europee e cercò di convincere lo Zar a non scontrarsi contro il Kaiser nella speranza che si trovasse una via diplomatica alle tensioni di quei mesi concitati. Ma il ministro della guerra riuscì a convincere lo Zar a dichiarare la mobilitazione totale trascinando la Russia nella Prima Guerra Mondiale. Rasputin non rimase a guardare e denunciò pubblicamente le collusioni tra molti ministri ed i trafficanti di armi. La situazione però era estremamente delicata. Mentre lo Zar era al fronte a gestire la guerra era la Zarina a dover gestire il governo e la politica e il suo consigliere Rasputin non era certo un uomo esperto in grado di gestire la complessità della situazione sociale russa. I consigli del mistico portarono ad un susseguirsi di crisi di governo che non fecero altro che peggiorare la situazione russa e un gruppo di nobili decise di porre fine alla sua vita.

Feliks Feliksovič Jusupov

Era il il 17 Dicembre del 1916. A casa del principe Jusupov (principale congiurato) si tenne una cena durante la quale Rasputin fu avvelenato col cianuro, il veleno però non sorbì l’effetto sperato e quindi i congiurati colpirono il mistico con ben tre colpi di pistola (l’ultimo alla fronte) e lo gettarono nel fiume Moika dal quale venne ripescato il suo cadavere il giorno successivo. La storia di Rasputin terminava in maniera tragica, ma la storia dell’aristocrazia russa (congiurata e non) e della famiglia dello Zar doveva terminare in maniera ancora più drammatica di lì a poco

Appunti: Nāga

Il mondo antico e della mitologia è popolato da creature misteriose e da interi popoli, le cui caratteristiche psico-fisiche non sono assimilabili a quelle dell’umanità moderna. Intere leggende narrano di esseri dal corpo per metà umano e per metà di animale, di esseri in grado di mutare forma a piacimento, di razze antiche scomparse dopo intensi e drammatici eventi. Alcune di queste razze ritornano ciclicamente nei racconti umani, rinnovando la leggenda ed aggiornandola ai tempi nostri. Talvolta il mito non muore e perpetua i suoi frutti nei sotterranei del complottismo più ridicolo, altre volte lo fa negli alti piani dell’occultismo.

Tra le creature più ricorrenti nella storia dell’uomo troviamo gli Uomini Serpente, una razza con caratteristiche semidivine che compare più volte nelle mitologie di popoli della terra distanti tra loro. Senza stare ad analizzare l’attuale dissertazione su Nuovi Ordini Mondiali, Uomini Rettile che governano il mondo e similari… volevo soffermarmi semplicemente sulla rappresentazione asiatica di questo antica e potente razza: i Nāga.

Nāga Kanya

I Nāga sono creature che vivono in un misterioso, quanto ricco, regno sotterraneo. Hanno la capacità di assumere sia la piena forma umana che la piena forma serpentina e sono associati in genere all’acqua e a tutti gli eventi (positivi e negativi) ad essa correlati. Per accedere alle misteriose città dei Nāga si dovrebbe cercare sul fondo dei laghi o dei fiumi più profondi. Sono esseri positivi tranne per coloro che danneggiano deliberatamente l’ambiente. In tutto il mondo asiatico compaiono quindi in associazione al concetto di fertilità, al ciclo di piogge che favorisce abbondanti raccolte, ma anche alle tremende alluvioni di alcuni grandi fiumi.

I Nāga talvolta si mischiano agli esseri umani e si riproducono con loro, si narra ad esempio che una principessa dei Nāga si sposò con il primo re dell’antica Cambogia, dalla loro unione sarebbe nato il popolo cambogiano. Secondo questa leggenda questo popolo di serpenti abitava una vasta area dell’Oceano pacifico. Se analizziamo leggende similari dell’area asiatico-pacifica si giunge ad associare gli uomini serpente al mitico continente di Mu, un continente perduto nel più classico stile atlantideo. Ma di questo parleremo poi un’altra volta. In ogni caso su molti templi della regione sono rappresentati i Nāga, vedasi le interessanti statue del tempio di Angkor Wat che rappresentano Nāga a 7 teste (1 per ogni razza della loro società).

Un’altra leggenda, comune ai Nāga e al continente perduto di Mu riguarda il segreto dell’elisir di lunga vita. La leggenda narra che questi mitici esseri rubarono una coppa di pura vita agli dei, mentre questi erano intenti a distribuirla alle creature del mondo. Le divinità recuperarono la coppa, ma una parte del suo contenuto cadde a terra. I Nāga si misero a leccare il terreno per bere la pura vita e così facendo si tagliarono la lingua, che rimase per sempre biforcuta.

La visione tutto sommato pacifica, positiva e naturalistica, dei Nāga contrasta enormemente con l’immagine quasi terrorizzante dei malvagi uomini serpente che vorrebbero controllare il mondo.