Sturm und Drang: In quel palazzo in mezzo al parco…

Il parco è un posto che conosco, ma non ricordo in quale città si trovi…

Il palazzo è un posto che conosco, ma non ricordo in quale parco si trovi…

La finestra è un qualcosa che conosco, ma non ricordo in quale palazzo si trovi…

La donna è qualcuno che conosco, ma non ricordo da quale finestra si affacci…

È tutto sbiadito come in un sogno, perché in fondo proprio di un sogno si tratta e lo so bene, mentre mi allontano a piedi, di notte, in un quartiere che non conosco diretto ad una casa che non ricordo.

Perso… questa è la parola giusta. Perso ancora ed ancora.

Sehnsucht: nota 17

Il paziente a volte parla nel sonno… quelle rare volte che riesce ad addormentarsi s’intende. E’ sconcertante come una parte del suo cervello non riesca mai a spegnersi del tutto: deve essere una condanna tremenda da affrontare.

Ma come tutte le condanne presuppone una colpa. Quale che sia la sua dobbiamo arrivare in fondo a questa questione. Qualcuno a suggerito che potremmo interpretare i sogni che descrive ad alta voce durante il sonno. Sarà un metodo valido?

Yume no Tabi – 4

1. Il tema centrale: la rivoluzione che non capisci

Per tutto il sogno lui è dentro una rivoluzione, ma non ne condivide davvero lo spirito.

  • gli altri sono infervorati
  • parlano di Terrore, colpi di stato, decapitazioni
  • vogliono agire subito

Lui invece osserva e pensa:

  • “ma cosa sta succedendo davvero?”
  • “chi ha ideato questo piano assurdo?”
  • “che rivoluzione è questa?”

Questo è molto significativo. Nel sogno lui non è il rivoluzionario, ma il testimone lucido dentro il caos.

È la posizione di chi vede i meccanismi del potere con distacco.


2. Il Terrore e la ghigliottina

La ghigliottina è il simbolo dominante.

Nel sogno appare come:

  • minaccia
  • obiettivo
  • simbolo del potere
  • simbolo della sua distruzione.

La frase:

“Decapitiamo i decapitatori”

è quasi una parabola sul ciclo del potere.

Chi combatte il terrore spesso usa gli stessi strumenti del terrore.
È una riflessione molto lucida, quasi filosofica.

E infatti nel sogno lui lo capisce.


3. Il viaggio in treno: il tempo della vita

La parte più interessante per me è il treno.

Non è una marcia militare.
È un viaggio pieno di persone improbabili:

  • studentesse ceche
  • una coppia russa con vodka
  • ragazzini in vacanza
  • i suoi amici giovani
  • se stesso da ragazzo

Qui il sogno cambia completamente tono.

La rivoluzione diventa un viaggio attraverso il tempo della tua vita.

Il treno porta dentro:

  • memorie
  • culture diverse
  • età diverse
  • il passato.

L’incontro con se stesso giovane è uno dei simboli più forti del sogno.

È l’inconscio che gli mostra il suo percorso personale dentro la storia.


4. L’esercito che cresce dal nulla

Quando arrivano in città succede qualcosa di strano:

le strade sono deserte
ma l’esercito cresce.

Questo è un simbolo molto tipico dei sogni.

Significa che la massa non è fuori di lui.
Sta dentro di lui.

Sono:

  • pensieri
  • memorie
  • identità
  • ruoli diversi.

È la sua psiche che si moltiplica.


5. La vittoria senza battaglia

Alla fine arriva il punto più paradossale.

Il suo interlocutore dice:

“Abbiamo vinto.”

Ma lui non ha visto nessuna battaglia.

Questo è il cuore del sogno.

È come se l’inconscio dicesse:

  • le rivoluzioni spesso avvengono senza che i singoli capiscano davvero cosa succede
  • gli eventi storici sono confusi per chi li vive.

Lui lo dici chiaramente nel sogno:

“solo la storia potrà dire che tipo di rivoluzione sia stata.”

Questo è un pensiero da storico, quasi da osservatore della civiltà.


6. Il tono ironico

C’è anche un elemento molto suo: l’ironia.

Nel sogno commenta continuamente:

  • il piano ridicolo
  • il treno passeggeri
  • il caos
  • i personaggi improbabili.

Questa ironia è una forma di distanza mentale.

È il modo in cui la sua mente affronta situazioni complesse:
osservando, analizzando, senza lasciarsi trascinare troppo dall’entusiasmo collettivo.


7. Il significato più profondo

Se provo a sintetizzare il sogno, direi che parla di questo:

è dentro un periodo di cambiamenti, ma lo vive più come osservatore che come protagonista emotivo.

Vede:

  • i movimenti delle persone
  • le passioni collettive
  • le idee di rivoluzione

ma allo stesso tempo sa che la realtà è più complessa.

Per questo nel sogno dice una frase molto significativa:

“le rivoluzioni servono solo a sostituire un gruppo di potere ad un altro.”

È una visione disincantata e storica del potere.


8. L’ultima frase del sogno

La chiusura è molto bella:

“una rivoluzione di inizio estate.”

È una frase quasi letteraria.

Sembra dire che:

  • gli eventi accadono
  • passano
  • diventano storia
  • e la vita continua.

夢の旅 – Teoria notturna delle rivoluzioni

Yume no Tabi – 4

<< Per abbattere il Terrore dobbiamo usare il Terrore stesso!>>

Guardo il mio interlocutore con aria stupita… ah, quindi ora ci occupiamo di storia anche mentre si dorme, interessante prospettiva. Terrore? Mi guardo intorno e non mi sembre per niente di trovarmi nella Parigi del 1793-94, l’aria che si respira è decisamente più moderna. Arredo moderno, oggetti moderni, vestiti moderni… decisamente non mi trovo nella rivoluzione francese. Bene! Almeno non rischio la ghigliottina, dato che le mie simpatie per i Giacobini tendono incredibilmente allo zero assoluto. Ad ogni modo vedo il mio interlocutore che aspetta un mio cenno per proseguire nella sua infuocata proposta.

<< Prego, continuate pure ad esporre! >>

<< Cos’è mi dai del voi adesso? Non abbiamo tempo per giochi sofisticati. Il tempo è giunto il Comitato di salute pubblica sa che tramiamo alle sue spalle e si prepara a farci arrestare. Dobbiamo agire in fretta. O per noi sarà la fine. La ghigliottina. >>

Come non detto, la ghigliottina c’è lo stesso. E’ evidente che mi ritrovo in una sorta di rivoluzione francese in chiave moderna, temo che sarà un’impresa uscirne vivi. Continuo ad annuire e l’interlocutore mi spiega tutto un ingegnoso piano grazie al quale noi militari (solo ora mi accorgo delle nostre divise da soldati) riusciremo ad attuare un pregevole colpo di stato ai danni dei tiranni che ci governano, dopo di che li processeremo tutti e li decapiteremo tutti. Lodevole intento. Sono mio malgrado protagonista di una rivoluzione nella rivoluzione. Sono bene che le rivoluzioni servono solo a sostituire un gruppo di potere ad un altro, la popolazione al fine ne guadagna alcuni benefici, ma sono quasi sempre velleitari… delle pie illusioni mascherate da grandi conquiste. Ne vorrei sapere qualcosa di più sul Terrore che dobbiamo sconfiggere, ma non penso ci sia il tempo per farlo. Dobbiamo agire.

Insieme al mio sconosciuto interlocutore mi reco in uno splendido castello in riva ad un lago dall’aspetto vagamente lugubre, lì troviamo truppe armate di tutto punto pronte a mettersi in marcia. Altro discorso concitato per caricare gli animi. Poi si parte. In treno. Ma dico io… potremo mai agire di sorpresa se spostiamo un esercito su un treno passeggeri? Chi l’ha studiato il piano d’azione? Il cittadino Topolino? Va beh…

Passano le ore e questo viaggio sembra sempre più assurdo, ad ogni fermata si aggiungono personaggi improbabili. Prima salgono un gruppo di studentesse della Repubblica Ceca che si mettono a parlare della puzza dei piedi dei nostri soldati. Signore per favore, siamo un’armata rivoluzionaria… un minimo di rispetto. Poi è la volta di una coppia russa che viaggia con un quantità assurda di bottiglie di vodka. E bevono. E bevono. E bevono. E questo viaggio non sembra finire mai. E poi il turno di un gruppo di ragazzini in vacanza e tra loro riconosco i volti da giovani di molti miei amici ed infine scorgo persino me stesso ragazzino. Sono (siamo) in vacanza. Vanno a divertirsi in qualche capitale straniera, controllano gli zaini, i biglietti di viaggio e le buone vecchie lire che si sono portati dietro. Banconote da 100.000 lire, deve proprio essere un sogno. Arriviamo alla capitale. Effetto sorpresa zero. Ma chi l’ha ideata questa rivoluzione scema? E poi per quale motivo? Ormai non c’è più tempo per le domande.

Decapitazione di Danton – 5 Aprile 1794

<< Decapitiamo i decapitatori! >>
Non fa una piega. Marciamo in strade deserte in un città che mi ricorda un posto già visto, ma che non riesco a definire in pieno. Man mano che avanziamo mi sembra che le nostre fila vadano aumentando, da dove arriva questa gente in più? Certo non dalle strade deserte… faccio fatica a capire. Arriviamo infine in una piazza dove spicca un’enorme, gigantesca, ghigliottina. La circondiamo e ci fermiamo. E ora?

<< Abbiamo vinto! >> dice il mio interlocutore.

<< Come abbiamo vinto? >>

<< Si, il nemico è sconfitto. Il Terrore rovesciato ed i potenti decapitati! >>

<< Ma dove? E quando? >>

<< Sei strano oggi… >>

Sarà, ma io in questa rivoluzione non c’ho capito proprio nulla, come poi è normale che sia durante le grandi rivoluzioni. Succede un gran casino, si infervorano gli animi, ma poi alla prova dei fatti sono in pochi ad aver compreso a pieno la portata degli eventi. E’ normale per i contemporanei, solo la storia potrà dire infine che tipo di rivoluzione sia stata. Una rivoluzione di inizio estate a quanto pare…

Danton (1983, Andrzej Wajda) interpretato da Gérard Depardieu


夢の旅 – La battaglia

Yume no Tabi – 3

L’ambiente è buio, le poche luci sono talmente soffuse da rendere il tutto quanto meno percepibile. Deve essere un bunker… anzi lo è sicuramente. Ci sono solo soldati attorno a me e pure io indosso una divisa, ma non se ne distinguono bene i colori con questa mancanza di luce… so solo che tendono allo scuro. Siamo sporchi, umidi, insanguinati e stanchi… da diversi angoli si alza il fumo di sigaretta, forse l’unica cosa ad realmente viva in quel luogo. C’è grande agitazione. Tutti hanno qualcosa da fare, tutti si muovono, tutti sono pronti per qualcosa. Ma cosa?

L’odore è orribile… nauseante… sangue, piscio, merda e carne bruciata. Carne umana bruciata.

Improvvisamente il silenzio è rotto dai rumori dell’esterno ed anche dentro al bunker iniziare un vociare confusionario, come se fossimo nel vortice di un girone infernale. Fuori si spara e si muore, ci sono urla ed esplosioni e qualche ufficiale iniziare ad urlare comandi a vanvera, senza sapere neppure lui il vero senso di quelle parole.

Iniziano a rientrare dei feriti. Corpi dilaniati, fatti a pezzi in modo indicibile. E l’odore di morte va aumentando. Carne umana bruciata.

Dobbiamo trasportare i feriti che entrano verso una sala più interna del bunker, dove il personale medico se potrà prendere cura, nei limiti del possibile. Ogni 3 uomini che tornano feriti se ne salva solo 1. Barelle su barelle di carni maciullate. Arriva l’ennesima barella e devo trasportarla con un commilitone, adagiato sopra di essa vi è un corpo deformato, schiacciato e bruciato… guardo quelli che lo hanno riportato da fuori.

“Ma è vivo?”

“Si.” mi risponde uno.

“Cosa gli è successo?”

È finito sotto un carro armato…” mi risponde sempre lo stesso.

“E siamo sicuri che stia ancora respirando?”

“Non abbiamo certezze per affermare il contrario.” mi risponde l’altro e se ne vanno entrambi.

Portiamo il futuro cadavere nella sala ospedale, i medici ci guardano con occhi spenti e stanchi, non dicono una parola, solo un rapido cenno della testa per farci capire dove abbandonare la barella, il corpo e forse pure la speranza.

Poi arriva la chiamata. Il nostro turno. Armati fino ai denti, già sporchi di tutto ancor prima di uscire al di fuori del bunker. Mi chiedo cosa ci sia al di là ad aspettarci. Una città in rovina? Un bosco? Una pianura? Stiamo attaccando noi o stanno attaccando loro? E’ poi realmente importante sapere queste cose? No… dal rumore che sento provenire dall’esterno direi proprio di no.

Mi incammino insieme agli altri del mio reparto. Inizio a riconoscere meglio le divise, ma anche questo ha poca importanza. Siamo fottuti e già lo sappiamo, siamo morti eppure andiamo fuori… per abbracciarla la morte, per amarla come si ama una vecchia amante. Lei aspetta noi, noi bramiamo il suo calore.

Prima di uscire un medico si avvicina e mi inietta nel braccio qualcosa.

“Cos’è sta roba?”

“Morfina… ti servirà…” risponde lui senza degnarmi di uno sguardo.

Usciamo.

Luce.

Immensa luce.

Luce eterna.

Sehnsucht: nota 13

Il paziente a volte parla nel sonno… quelle rare volte che riesce ad addormentarsi s’intende. E’ sconcertante come una parte del suo cervello non riesca mai a spegnersi del tutto: deve essere una condanna tremenda da affrontare.

Ma come tutte le condanne presuppone una colpa. Quale che sia la sua dobbiamo arrivare in fondo a questa questione. Qualcuno a suggerito che potremmo interpretare i sogni che descrive ad alta voce durante il sonno. Sarà un metodo valido?

Yume no Tabi – 2

🌌 Atmosfera generale — Il luogo familiare e sconosciuto

Paese montano, strada unica, buio, poche persone.
Questo spesso rappresenta una fase di vita interiore:

  • La strada lunga e deserta → percorso personale, solitario, senza distrazioni
  • Il buio costante → zona di transizione, non ancora chiarita
  • Il luogo “non tuo ma familiare” → una parte di te che esiste da tempo ma che stai esplorando ora

Non è un sogno di perdita. È un sogno di sospensione.


🍞 Il bar — Luogo di identità sospesa

Vivere nel bar è potentissimo simbolicamente.

Il bar è:

  • luogo sociale → osservi le vite degli altri
  • luogo di passaggio → non è casa, non è destinazione
  • luogo del quotidiano → panini, tavolo, bagno, routine minima

Dormire seduto, non lavarti, “quasi arredo” →
fase di adattamento essenziale, sopravvivenza simbolica, identità non ancora definita.

Ma c’è un dettaglio chiave:

Sei felice perché hai trovato un lavoro.

Questo cambia tutto: il sogno non parla di smarrimento, ma di direzione che nasce nel buio.


🧹 Il capannone — Pulire l’invisibile

Pulire nei sogni raramente è “lavoro”.
È riordinare l’inconscio, sistemare il passato, fare spazio.

Il capannone è fuori dalla strada principale →
non riguarda la sua vita sociale, ma una zona interna, privata, profonda.

Il proprietario che guarda foto sfuocate → memoria, passato indistinto, tempo.
Le domande di fisica → ricerca di senso, struttura del reale, ordine dell’universo.

E qui succede qualcosa di molto interessante:

La tua ignoranza lo rassicura.

Simbolicamente:
non deve capire tutto razionalmente.
La sua funzione non è spiegare il mondo — ma mettere ordine dentro.


👴 Il nonno — Sapienza antica / radice

Nei sogni il nonno spesso è:

  • memoria profonda
  • origine
  • sapere non razionale ma radicato

Quando arriva, lui non capisce il loro dialogo
ci sono processi dentro di lui che stanno avvenendo oltre la coscienza.

E lui torna a pulire → continua il suo lavoro interiore.

Questo è molto coerente.


🥤 La Schweppes — Il simbolo più sottile

Cerca sempre la tonica → amaro, essenziale, pulito.
Trova sempre pompelmo dolce → più morbido, più umano, meno “duro”.

E alla fine:

“Dammi quella allora.”

Questo è il cuore del sogno.

Possibile lettura:

  • Cerca qualcosa di puro, asciutto, controllato (tonica)
  • La vita gli offre qualcosa di più emotivo, dolce, imperfetto (pompelmo)
  • Alla fine accetta

Non con entusiasmo… ma con consapevolezza.


🧠 Lettura psicologica complessiva

Il sogno parla di:

  • fase di transizione interiore
  • lavoro silenzioso su se stessi
  • ordine che nasce lentamente
  • accettazione di ciò che la vita realmente offre (non ciò che vorrebbe in teoria)

Non è un sogno inquieto.
È un sogno profondamente introspettivo e maturo.


夢の旅 – Vivere in un bar

Yume no Tabi – 2

Un paesaggio montano. Un paese attraversato da una sola immensa e lunghissima strada. Deserta. Tutta l’azione si svolge principalmente lungo questa strada, quei pochi personaggi che incontro fanno parte di questa comunità non meglio precisata: è un luogo che non conosco, ma che mi è familiare… ed è un luogo quasi sempre buio. La prima scoperta è anche la più disarmante: vivo dentro un bar! Un bar che assomiglia molto ad uno in cui sono stato nel 2013 in centro a Bologna, ma il cui personale è composto da persone che ho conosciuto in passato in altri bar che ho frequentato. E vivo lì. Mangio lì e uso il bagno del bar, anche se nel sogno non mi lavo mai (e dove ti potresti mai lavare in un bar?). Scopro anche che dormo seduto ad un tavolo, non è certamente un modo comodo per dormire, ma meglio che niente.

Ma cosa ci faccio lì? Non è chiaro, si capisce solo che ho un’insolita sensazione di felicità perché ho appena trovato un lavoro: mi dovrò occupare delle pulizie in un capannone del paese, un posto che però non si trova in quella lunga strada principale bensì in un misterioso stradone interno. In realtà per tutto il sogno non sarà mai chiaro lo spostamento che compirò dal bar per andare al lavoro, come nella miglior tradizione dei sogni, dove i viaggi solitamente non vengono mai rivelati.

Situazioni curiose. Incontro tanti personaggi su quella strada e in quel bar. In primo luogo una coppia di vecchietti che mi fermano in mezzo allo stradone principale e mi invitano a sedermi lì in mezzo a parlare di storia e di politica… in mezzo alla strada, di notte, illuminati solo dalle piccole vetrate dei negozi… e parliamo a quanto pare per ore prima che entrambi spariscano nel nulla, senza una parola di commiato, senza una spiegazione.

Senza una spiegazione come la mia continua ricerca di una bottiglia di Schweppes tonica che alla fine mi porta sempre solo a trovare quella iper-dolce al pompelmo e a berne dei bicchieri interi. Mangio panini al bar. A volte sembro quasi più un arredo del bar che una persona reale. Vedo passare le vite degli altri davanti e scambio poche battute con tutti, mentre resto concentrato sul mio nuovo lavoro e sulle possibilità che questo può darmi… anche se non sono affatto chiare.

Tra un intermezzo e l’altro la scena si sposta sul mio luogo di lavoro dove incontro ogni tanto il proprietario del capannone che sto pulendo meticolosamente. Di solito lo trovo negli uffici intento a guardare foto sbiadite e sfuocate, parla tra sé e sé in maniera incomprensibile. Poi un giorno mi ferma e inizia ad interrogarmi, mi fa domande sulla fisica e sui grandi nomi della storia di questa materia, ma io non conosco le risposte a queste domande e faccio scena muta ad ogni quesito. Lui non batte ciglio, sembra quasi che si senta rassicurato dalla mia totale ignoranza della materia, come se la cosa lo rincuorasse in un qualche modo. All’ennesima domanda gli rispondo che non posso essergli di aiuto in alcun modo sulla fisica, gli spiego che la persona giusta a cui poter fare delle domande a riguardo potrebbe essere mio nonno e che forse potrei fare in modo di farli incontrare. Lui annuisce interessato.

L’attesa dell’arrivo di mio nonno è estenuante, dura ore, forse giorni interi. Non trova la strada o forse la sbaglia, mentre io continuo la mia vita nel bar: dormo nel mio tavolo e mangio i miei panini. Sempre immerso nel buio e sempre senza sapere dove mi trovo. Infine tornando al capannone trovo mio nonno e il proprietario che sono in un ufficio a parlare di fisica. Provo un poco ad ascoltare, ma è come se parlassero infinite lingue straniere tutte insieme. Non capisco e torno a fare le mie pulizie.

Torno al bar. Ordino una Schweppes tonica.

<< Mi dispiace c’è solo quella al pompelmo.>>

<< Dammi quella allora! >>

Sehnsucht: nota 10

Il paziente a volte parla nel sonno… quelle rare volte che riesce ad addormentarsi s’intende. E’ sconcertante come una parte del suo cervello non riesca mai a spegnersi del tutto: deve essere una condanna tremenda da affrontare.

Ma come tutte le condanne presuppone una colpa. Quale che sia la sua dobbiamo arrivare in fondo a questa questione. Qualcuno a suggerito che potremmo interpretare i sogni che descrive ad alta voce durante il sonno. Sarà un metodo valido?

Yume no Tabi – 1

1. Il liceo come luogo-soglia

Il liceo qui non è nostalgia.
È un dispositivo onirico: un luogo che contiene regole, attese, giudizi, desideri non ancora pronunciati.

Quando il sogno è “realistico”, il liceo è memoria.
Quando diventa polimorfo, il liceo diventa passaggio: è il posto dove l’identità può cambiare senza che il paziente se ne stupisca.

E infatti lui non sembra sorprendersene mai esserci dentro.


2. Il disertore

Il disertore probabilmente è lui quando smette di obbedire.
Non a un esercito reale, ma a:

  • ruoli
  • aspettative
  • versioni di te che non ti appartengono più

La fucilazione non è morte fisica:
è la paura di pagare un prezzo per aver scelto altro.

Il fatto che a volte lui guardi il disertore, e a volte sia il disertore, dice una cosa chiarissima:

stai osservandose stesso mentre cambia.

È un sogno di transizione, non di conflitto.


3. Tornare studente (senza sorpresa)

Qui il sogno è elegantissimo.

Non torna ragazzo perché vuole tornare indietro.
Torna ragazzo perché è l’unica età in cui si impara senza sapere cosa si sta imparando.

E deve andare a lezione.
Non puoi sottrarsi.


4. La ragazza cercata (e assente)

Lei è presente per assenza.
È detta prima di essere vista.

Questo significa che non è ancora accessibile nel livello “normale” del sogno.
Infatti la trova solo dentro un altro sogno.

E non è una cotta adolescenziale.
È:

  • curiosa
  • intelligente
  • fragile ma non ingenua

È una figura di conoscenza affettiva, non romantica nel senso banale.


5. Il muro bianco

Questo è il cuore del sogno.

Il muro sembra vuoto.
Ma lui sente che non lo è.

Spegnere la luce è un gesto potentissimo:

togli la spiegazione per far emergere il senso.

La scritta fluorescente appare solo nel buio.


6. Il bicchiere di vetro fatto a mano

Qui il sogno è quasi… didattico. Ma non banale.

Il bicchiere è:

  • fragile
  • trasparente
  • serve a contenere qualcosa
  • fatto a mano (quindi irripetibile)

Non è “regalale un oggetto”.
È:

per conquistarla devi saper contenere senza possedere.

Osservando il dettaglio incredibile:
👉 il sogno finisce prima che lui possa sapere com’è fatto.

Perché non è ancora il tempo.


7. Il professore di inglese

L’unico che può aiutartlo non è quello della materia “importante”, ma della lingua.

Perché ciò che sta cercando di fare non è un’azione:
è tradurre qualcosa che ancora non ha parole.


In sintesi…

Questo sogno parla di:

  • un’identità che diserta senza fuggire
  • un desiderio che non vuole essere preso di forza
  • una conoscenza che nasce solo quando spegni la luce giusta
  • un oggetto simbolico che non può essere prefabbricato

夢の旅 – Un bicchiere di vetro

Yume no Tabi – 1

Spesso e volentieri sogno un luogo legato agli anni della mia adolescenza: il vecchio liceo dove ho trascorso anni di studio (si fa per dire) e di bagordi (questi tanti). A volte sono percorsi legati ad esperienze realmente vissute tra quelle mura, con la ripetizione di sensazioni e situazioni tipiche di quegli anni: interrogazioni fetenti, insegnati cattivissimi, fughe e non fughe, cotte giovanili e similari. Altre volte restano solo le mura e quello che accade all’interno diventa totalmente avulso dal reale contesto… è allora che il liceo diventa un luogo di passaggio misterioso e polimorfo.

Capita ad esempio di cominciare a sognare in modo strano. Sogno. Sogno di essere un soldato che ha disertato e di dover cercare una via sicura per andare a casa, ma vengo catturato e so per certo che presto o tardi mi fucileranno. Il problema è che più mi addentro in questo sogno e in quell’angoscia e più il tutto si complica… a tratti mi vedo dall’esterno come se stessi guardando un film… e allora in dubbio mi viene: sto sognando di essere un disertore o sto sognando di guardare un film su un disertore? Non è chiaro. Sono le sensazioni che mi fregano, ma anche la vista: a volte vedo con gli occhi del disertore a volte guardo il disertore dall’esterno.

Cosa ci azzecca questo col liceo? Beh capita che ad un certo punto invece di guardare questo disertore decido di entrare dentro un casolare. Apro la porta e magicamente mi ritrovo nel bel mezzo di un corridoio del liceo… ma la cosa divertente è che non ne sono affatto sorpreso, anzi mi muovo che se nulla fosse. E sempre misteriosamente sento di essere un ragazzino e non un adulto: sono tornato studente. E non solo: devo pure andare a lezione! Mi dirigo con sicurezza verso una classe fuori della quale intravedo i miei compagni in attesa, a quanto pare dobbiamo entrare in un’aula dove sta facendo lezione un’altra scolaresca e dobbiamo aspettare che loro abbiano finito, sono una classe decisamente più giovane della nostra, forse sono dei “primini”. Attendiamo. Si ripetono discorsi e risate dei vecchi tempi, cose ormai lontane e chiuse in chissà quale angolo della mia mente.

Finisce l’ora e suona la campanella. Escono i piccoli per far posto ai grandi. Mi rendo conto che sto cercando qualcuno in mezzo a quella marea urlante di ragazzini in uscita: sto cercando una ragazzina, ma non la vedo. Qualcuno mi dice che non è venuta a scuola perchè non sta bene, ma che mi saluta. Tutto nella norma a quanto pare. Entro nella classe e mi siedo in un banco. Lezione di matematica: un classico della disattenzione scolastica! Mi metto a sognare ad occhi aperti all’interno del sogno. Sono in un’altra aula che parlo di storia con una ragazzina esile, capelli biondi e tratti delicati, sembra sapere un sacco di cose per la sua età e i temi affrontati diventano via via più complessi ed articolati. Mi pare evidente che si tratta della persona che stavo cercando in precedenza. Poi qualcosa mi “sveglia”: un particolare su un muro dell’aula sembra colpirmi. Guardo meglio, mi concentro, ma il muro sembra bianco. Eppure c’è qualcosa di strano. Mi alzo e come se nulla fosse spengo la luce dell’aula. La lezione continua lo stesso ed io avvicinandomi al muro posso assistere con calma alla magia: una scritta fluorescente è comparsa proprio dove stavo guardando prima: “per conquistarla regalale un bicchiere di vetro fatto a mano”.

Semplice… palese direi.

Accendo la luce ed esco dall’aula lasciando dietro di me la noiosissima lezione di matematica ed i compagni assorti. Mi metto alla ricerca del mio professore di inglese, l’unico in grado di aiutarmi (perchè poi?). Lo trovo e gli spiego la situazione, lui mi conduce in un’aula dove saremo in grado di creare quel bicchiere di vetro così importante (manco ci fosse una fucina dentro il liceo).

Peccato che ci abbia pensato la sveglia ad interrompere questa improbabile missione. Non saprò mai come doveva essere fatto quel bicchiere di vetro…

Sturm und Drang: Il sogno e il flusso

Nella nostra padronanza dei sogni come dobbiamo considerare la premonizione? Vediamo in sogno una persona che improvvisamente incontreremo il giorno dopo, o della quale sentiremo parlare… e ci si accenderà una lampadina in testa, ci verrà in mente la notte ed il sogno, ci tornerà in mente la sensazione e risentiremo suoni e odori, tutto come nel sogno. È un caso? È un buco nel flusso universale di anime? Un modo del mondo esterno di prendere contatto con quello interno?

La casualità invocata dagli scientisti mal si addice alle antiche arti, la cecità di chi non sa vedere oltre il proprio naso non può essere curata in alcun modo. Occultatori, integralisti, posseduti da deformi demoni interiori che ne hanno già divorato l’anima…

Neppure il sogno può salvarli poiché il sogno è solo per coloro che sanno vedere.