Sehnsucht: nota 15

Continuo a guardare il paziente e continuo a farmi domande infinite, quasi fastidiose. Mi ammorba il suo ammorbarsi, mi infastidisce il suo infastidirsi, mi rammarica il suo rammaricarsi, mi ossessiona il suo ossessionarsi… ci sono momenti in cui mi rendo conto di osservarlo con lo stesso sguardo catatonico con il quale lui osserva le pareti della sua “stanza”. Lui guarda dei muri grigi, scrostati, ammuffiti, sporchi di vecchiume e merda. Mentre io osservo lui.

Lui è la mia “stanza”… chi è il malato dei due? Chi è il paziente dei due? Chi ha bisogno di aiuto in questo momento? A guardare i pazzi si diventa come loro? Pazzi?

Si stanno confondendo i piani esistenziali in questo posto. E mentre lui osserva le pareti io osservo lui… e mentre io osservo lui qualcuno osserva me da una telecamera. E così via… all’infinito… chi controlla i controllori? Chi siede in cima alla piramide alimentare?

Inizio ad avere sempre più domande e sempre meno risposte…

Sturm und Drang: Il passaggio da sud-ovest

Sognare i morti è come tornare indietro nel tempo, questo quando li si sogna al passato. Ma quando i morti si inseriscono nel presente, allora il sogno svanisce e la realtà si mischia irreparabilmente a ciò che avrebbe potuto essere, ma non è stato.

Ci sono cimiteri per i morti e ci sono cimiteri per le cose che non abbiamo mai detto o fatto.

Nei primi cimiteri andremo alla fine dei nostri giorni, nei secondi ci finiamo ogni maledetta notte…

I più fortunati rimangono gli idioti che vivono senza rendersi mai conto di nulla, la cui morte sarà solo una parentesi nel vuoto cosmico delle loro esistenze.

“È meglio essere infelici, ma sapere, piuttosto che vivere felici… in una sciocca incoscienza.” (Fëdor Dostoevskij)

Sehnsucht: nota 12

La prima intuizione è sempre quella giusta. Troppe volte lasciamo che sia il pensiero a distoglierci dalla realtà che percepiamo attorno a noi, restando succubi di decine di ragionamenti inutili, sterili e fuorvianti. E così la prima decisione, quella corretta, viene abbandonata per una diversa, se non sbagliata di sicuro meno corretta. Quello che determina questa situazione è la nostra incapacità di ritenere possibile un evento dopo una brevissima analisi. Eppure al primo sguardo, al primo istante, avevamo scelto in modo corretto.

Quando osservo il paziente non posso fare altro che immergermi in questi ragionamenti. Anche se possono sembrare futili non lo sono affatto. Come scriveva, giustamente, Friedrich Nietzsche: “La «ragione» è la causa per cui falsifichiamo la testimonianza dei sensi”.

Quanto sarebbe più semplice la nostra esistenza se tornassimo ad essere più simili alla nostra forma primitiva rispetto a quella, cosiddetta, evoluta? Ecco, credo che il nostro paziente si senta esattamente in questo modo… e forse non mi sento di biasimarlo del tutto.

In nessun luogo del pianeta vedo esseri umani realmente liberi. Trovo solo diverse gradazioni di schiavitù che tengono incatenate la vera natura dell’umanità. Offuscati dalla «ragione» i piccoli ominidi cercano di raggiungere libertà velleitarie che non faranno altro che portarli sempre più a fondo, nell’oceano buio dell’inesistenza. È inevitabile. O almeno continuerà ad esserlo fintanto che ignoreremo le nostre primissime intuizioni durante il giorno.

Non è forse ciò che pensa anche lui? Mi sto trasformando in lui a forza di osservarlo? Sono il prossimo lui? Avrò anche io una Kyoka a cui tornare?

La miglior prova per rendersene conto è tornare laddove si è fatto un grosso errore tempo prima, sedersi lì e rivivere la primissima sensazione, quella che si è deliberatamente ignorata, dopo di che riflettere su tutti i danni causati da quel semplice errore.

Sturm und Drang: Le ore del silenzio

Il silenzio è un esercizio mentale dai risvolti spesso inaspettati. Talvolta è una necessità, alcune volte una benedizione ed altre una maledizione.

Il silenzio non viene spezzato dal rumore, ma solo da altro silenzio.

E nel silenzio è più difficile che mai spezzare il flusso dei pensieri e delle riflessioni. Restare in silenzio è un atto di coraggio. Una sfida contro la propria natura, contro il proprio spirito. E’ un tormento di cui non si può fare a meno.