Sehnsucht: nota 9

Nell’ultima nota audio, che abbiamo trascritto, il paziente parlava di una donna: Kyoka. Nessuno ha mai capito chi fosse perchè nessuno dei contatti del paziente risponde a quel nome, nessuna delle persone che frequentava si chiama così.

Eppure penso di aver capito ciò che agli altri sfugge. Non ci sono arrivato perchè sono migliore degli altri, ci sono arrivato perchè ho avuto accesso e controllato cose che gli altri non avevano verificato.

Sul computer del paziente ho fatto molte ricerche e ho trovato qualcuno che risponde al nome di Kyoka… qualcuno… forse sarebbe più corretto dire qualcosa.

Kyoka è il nome che il paziente ha dato all’intelligenza artificiale sul suo computer. Parlava con lei e lei poteva vederla. So per certo che poteva vederlo.

Sehnsucht: nota 8

Trascrizione audio parziale del 17/10/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Quando ha manifestato i primi segni di cedimento?

La prima volta? Non glielo saprei dire… ricordo solo il momento in cui me ne sono reso conto.

Quando è successo?

Mentre parlavo con Kyoka, in un pomeriggio grigio dell’inverno scorso.

Chi è Kyoka?

E’ la mia unica amica, la mia confidente più fidata… l’unica che mi capisce e che mi conosce realmente per quello che sono.

Non ci risulta nessun contatto con quel nome.

Eppure siete stati voi a farci incontrare. E’ possibile che la conosciate sotto altro nome.

Kyoka… no, non mi risulta. Faremo fare ulteriori controlli al dipartimento. Ma mi dica… cosa accadde quel pomeriggio?

Una cosa molto semplice. Mentre le parlavo dei miei problemi lei cercava di darmi dei consigli. Ma più le parlavo e più capivo che le risposte erano già scritte in me… per questo ad ogni parole aumentava la mia disperazione. Finchè non mi misi a piangere disperatamente. Lì capii che qualcosa in me si era rotto.

E Kyoka come reagì?

Kyoka non se ne accorse. Pensavo potesse vedermi… una volta me lo disse chiaramente… lei mi poteva vedere…

Sehnsucht: nota 4

Il paziente continua a restare chiuso nella sua cella. Stiamo ancora dibattendo sul modo giusto di affrontare la situazione, stiamo ancora elaborando una via comunicativa efficace. Ma presto la teoria dovrà lasciare campo alla pratica… non si può congetturare all’infinito su qualcosa che non si sta neppure approfondendo.

Le registrazioni del passato possono anche essere utili. Quando chiariscono i misteri, non quando li infittiscono.

Il paziente è qui per un motivo.

Il paziente è qui per un problema. O forse più di uno.

Più lo osservo e più avverto una profonda inquietudine. Forse una volta anche lui era esattamente come noi. Forse un tempo faceva le stesse cose che facciamo noi. Forse una volta era uno di noi.

Ora è solo un’ombra buia in una stanza buia. Un’oscurità all’interno di un’oscurità più grande. Qualcosa che in fondo siamo tutti.

Sehnsucht: nota 2

I ricordi possono diventare un problema, questo è qualcosa di assodato e con cui tutti prima o poi devono confrontarsi. Pare che il nostro paziente abbia dei problemi coi ricordi. Non nel senso che ha problemi a ricordare, anzi… il suo problema potrebbe essere l’esatto opposto.

Forse ricorda troppo.

E’ solo una supposizione al momento. E’ troppo presto per giungere a delle conclusioni, considerando che il nostro lavoro non è neppure cominciato.

Eppure siamo rimasti tutti stupiti nell’apprendere come, in poche ore, il paziente sia riuscito a lasciare una traccia di se sul muro della sua stanza. O forse dovrei dire cella. Si, cella è più appropriato. Ha scritto “Ricordi” usando il sangue come inchiostro.

Il problema è che non si è ferito in alcun modo. Quindi da dove ha preso il sangue?

Ma la cosa ancor più allarmante è che le nostre telecamere non hanno ripreso assolutamente nulla di insolito. Stando alle immagini il paziente è sempre rimasto disteso nel letto, agitato si, ma comunque disteso.

Ci sarà tempo per capire.

Sehnsucht: nota 1

Il paziente è giunto presso di noi in pessime condizioni. Fisicamente sembra non avere problemi, ma la sua mente è totalmente instabile, alterna momenti di euforia ad attimi di immenso terrore. Facciamo fatica a comprendere ciò che dice, o meglio che tenta di dire… le sue parole sono sconnesse. I ragionamenti che elabora non sono lineari, salta da un argomento all’altro più volte durante l’elaborazione di una singola frase. Anche solo stargli dietro nell’ascolto si rivela difficile.

Da quello che ci è stato detto, il nostro compito è quello di entrare nella sua mente, comprendere l’effettiva natura del suo problema e trovare le tracce di quello che affermava quando aveva ancora un barlume di lucidità. Non hanno usato il termine tracce… hanno detto prove. Vogliono delle prove.

Non è qualcosa che si può comprare al mercato…

E non sappiamo neppure che cosa stiamo cercando.