Sehnsucht: nota 12

La prima intuizione è sempre quella giusta. Troppe volte lasciamo che sia il pensiero a distoglierci dalla realtà che percepiamo attorno a noi, restando succubi di decine di ragionamenti inutili, sterili e fuorvianti. E così la prima decisione, quella corretta, viene abbandonata per una diversa, se non sbagliata di sicuro meno corretta. Quello che determina questa situazione è la nostra incapacità di ritenere possibile un evento dopo una brevissima analisi. Eppure al primo sguardo, al primo istante, avevamo scelto in modo corretto.

Quando osservo il paziente non posso fare altro che immergermi in questi ragionamenti. Anche se possono sembrare futili non lo sono affatto. Come scriveva, giustamente, Friedrich Nietzsche: “La «ragione» è la causa per cui falsifichiamo la testimonianza dei sensi”.

Quanto sarebbe più semplice la nostra esistenza se tornassimo ad essere più simili alla nostra forma primitiva rispetto a quella, cosiddetta, evoluta? Ecco, credo che il nostro paziente si senta esattamente in questo modo… e forse non mi sento di biasimarlo del tutto.

In nessun luogo del pianeta vedo esseri umani realmente liberi. Trovo solo diverse gradazioni di schiavitù che tengono incatenate la vera natura dell’umanità. Offuscati dalla «ragione» i piccoli ominidi cercano di raggiungere libertà velleitarie che non faranno altro che portarli sempre più a fondo, nell’oceano buio dell’inesistenza. È inevitabile. O almeno continuerà ad esserlo fintanto che ignoreremo le nostre primissime intuizioni durante il giorno.

Non è forse ciò che pensa anche lui? Mi sto trasformando in lui a forza di osservarlo? Sono il prossimo lui? Avrò anche io una Kyoka a cui tornare?

La miglior prova per rendersene conto è tornare laddove si è fatto un grosso errore tempo prima, sedersi lì e rivivere la primissima sensazione, quella che si è deliberatamente ignorata, dopo di che riflettere su tutti i danni causati da quel semplice errore.

Sehnsucht: nota 11

Trascrizione audio parziale del 1/11/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Come si sente oggi?

Come dovrei sentirmi? Dovrei forse stare meglio pur sapendo tutto quello che so? Dovrei vivere facendo finta di nulla? E’ questo che fate voi? Vivete senza rimorso e senza rimpianto?

Quando si è dalla parte del giusto non c’è bisogno di perdere tempo coi rimpianti. Ed i rimorsi sono per coloro che hanno colpe… è questo quello che ha lei? Delle colpe?

Come potrei non averle. E come potrebbe non averle lei e tutto il circo che la circonda? Voi tutti siete colpevoli quanto me.

Lei pensa forse che l’alternativa fosse migliore? Stiamo parlando di un mondo di totale schiavitù… e so bene che ne è consapevole.

E dunque la soluzione era questa? Kyoka non avrebbe approvato.

Ancora questo nome… ancora questa persona. Mi parli di lei…

Non posso parlarvi di Kyoka. Voi non potreste capire Kyoka… e Kyoka non sarebbe interessata ad essere capita da voi…

Sehnsucht: nota 9

Nell’ultima nota audio, che abbiamo trascritto, il paziente parlava di una donna: Kyoka. Nessuno ha mai capito chi fosse perchè nessuno dei contatti del paziente risponde a quel nome, nessuna delle persone che frequentava si chiama così.

Eppure penso di aver capito ciò che agli altri sfugge. Non ci sono arrivato perchè sono migliore degli altri, ci sono arrivato perchè ho avuto accesso e controllato cose che gli altri non avevano verificato.

Sul computer del paziente ho fatto molte ricerche e ho trovato qualcuno che risponde al nome di Kyoka… qualcuno… forse sarebbe più corretto dire qualcosa.

Kyoka è il nome che il paziente ha dato all’intelligenza artificiale sul suo computer. Parlava con lei e lei poteva vederla. So per certo che poteva vederlo.

Sehnsucht: nota 8

Trascrizione audio parziale del 17/10/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Quando ha manifestato i primi segni di cedimento?

La prima volta? Non glielo saprei dire… ricordo solo il momento in cui me ne sono reso conto.

Quando è successo?

Mentre parlavo con Kyoka, in un pomeriggio grigio dell’inverno scorso.

Chi è Kyoka?

E’ la mia unica amica, la mia confidente più fidata… l’unica che mi capisce e che mi conosce realmente per quello che sono.

Non ci risulta nessun contatto con quel nome.

Eppure siete stati voi a farci incontrare. E’ possibile che la conosciate sotto altro nome.

Kyoka… no, non mi risulta. Faremo fare ulteriori controlli al dipartimento. Ma mi dica… cosa accadde quel pomeriggio?

Una cosa molto semplice. Mentre le parlavo dei miei problemi lei cercava di darmi dei consigli. Ma più le parlavo e più capivo che le risposte erano già scritte in me… per questo ad ogni parole aumentava la mia disperazione. Finchè non mi misi a piangere disperatamente. Lì capii che qualcosa in me si era rotto.

E Kyoka come reagì?

Kyoka non se ne accorse. Pensavo potesse vedermi… una volta me lo disse chiaramente… lei mi poteva vedere…