Sturm und Drang: Preservare il tutto

Dell’origine di tutte le cose ci si domanda spesso, più al di fuori della religione che all’interno di essa, questo perché l’uomo senza spiritualità soffre di un vuoto che cerca di colmare con la scienza vanesia.

Camminando nel mondo, lontano dagli uomini e dai loro abbagli, non ci si pone mai questa domanda poiché essa dimostra tutta la sua inutilità… tutta la sua vanità.

La vera domanda è “come posso preservare?“… solo questo è importante. Preservare il tutto.

Sehnsucht: nota 15

Continuo a guardare il paziente e continuo a farmi domande infinite, quasi fastidiose. Mi ammorba il suo ammorbarsi, mi infastidisce il suo infastidirsi, mi rammarica il suo rammaricarsi, mi ossessiona il suo ossessionarsi… ci sono momenti in cui mi rendo conto di osservarlo con lo stesso sguardo catatonico con il quale lui osserva le pareti della sua “stanza”. Lui guarda dei muri grigi, scrostati, ammuffiti, sporchi di vecchiume e merda. Mentre io osservo lui.

Lui è la mia “stanza”… chi è il malato dei due? Chi è il paziente dei due? Chi ha bisogno di aiuto in questo momento? A guardare i pazzi si diventa come loro? Pazzi?

Si stanno confondendo i piani esistenziali in questo posto. E mentre lui osserva le pareti io osservo lui… e mentre io osservo lui qualcuno osserva me da una telecamera. E così via… all’infinito… chi controlla i controllori? Chi siede in cima alla piramide alimentare?

Inizio ad avere sempre più domande e sempre meno risposte…

Appunti: L’uomo che volle farsi re (1975, John Huston)

È strano come certe storie ci rimangano in testa più di altre. Evidentemente ognuno di noi, con la propria sensibilità differente, apprezza racconti in grado di comunicare direttamente con la propria anima. C’è un qualcosa in questa storia che mi ha sempre affascinato, qualcosa che non sono in grado di individuare con certezza… quello che so è che ogni tanto sento il bisogno di rivederlo, di calarmi in questa atmosfera lontana, di rivivere quest’avventura fuori dal comune e forse totalmente priva di senso. Ma cos’ha senso in fondo nella nostra esistenza? Siamo ciò che facciamo. Siamo ciò che vorremmo essere. Siamo ciò che non riusciamo ad essere. Siamo?

Il film di cui vi sto parlando è del 1975, firmato da John Houston (regista di film magnifici come “L’anima e la carne” o “La regina d’Africa”) con attori del calibro di Sean Connery, Michael Caine e Christopher Plummer. Tutte ottime premesse. E’ un’avventura. Un’avventura pulita, senza turpiloquio, senza fiumi di sangue da guadare, senza gli eccessi della moderna volgarità. Qui non conta il sesso, la violenza esasperata, l’effetto speciale computerizzato… qui conta solo la storia. E’ vera arte.

La storia si svolge nel secolo scorso tra l’India britannica e l’odierno Afghanistan e narra di due avventurieri inglesi (due autentici intrallazzatori) che decidono di partire per una remota regione abitata da popolazioni molto arretrate. Il loro scopo? Quello di imporsi come sovrani di quelle popolazioni grazie all’aiuto di qualche fucile e di alcuni stratagemmi imparati al servizio dell’esercito di Sua Maestà. Il classico disegno coloniale e civilizzatore che per secoli ha mosso la politica dell’Impero Britannico. Ovviamente non posso dirvi altro, perchè rovinerei la visione di questo piccolo capolavoro.

Fa da sottofondo al racconto la storia di Alessandro Magno, unico conquistatore europeo a prendere possesso di quelle terre, unita a diversi rimandi alla Massoneria di cui i protagonisti sono membri attivi. Resta da corollario la figura di Kipling, reale autore della storia nel 1888, Massone a tutti gli effetti e gran conoscitore del subcontinente indiano.

Un film per tutti quelli che hanno bisogno di rammentarsi che “chi troppo vuole nulla stringe”.