Sehnsucht: nota 12

La prima intuizione è sempre quella giusta. Troppe volte lasciamo che sia il pensiero a distoglierci dalla realtà che percepiamo attorno a noi, restando succubi di decine di ragionamenti inutili, sterili e fuorvianti. E così la prima decisione, quella corretta, viene abbandonata per una diversa, se non sbagliata di sicuro meno corretta. Quello che determina questa situazione è la nostra incapacità di ritenere possibile un evento dopo una brevissima analisi. Eppure al primo sguardo, al primo istante, avevamo scelto in modo corretto.

Quando osservo il paziente non posso fare altro che immergermi in questi ragionamenti. Anche se possono sembrare futili non lo sono affatto. Come scriveva, giustamente, Friedrich Nietzsche: “La «ragione» è la causa per cui falsifichiamo la testimonianza dei sensi”.

Quanto sarebbe più semplice la nostra esistenza se tornassimo ad essere più simili alla nostra forma primitiva rispetto a quella, cosiddetta, evoluta? Ecco, credo che il nostro paziente si senta esattamente in questo modo… e forse non mi sento di biasimarlo del tutto.

In nessun luogo del pianeta vedo esseri umani realmente liberi. Trovo solo diverse gradazioni di schiavitù che tengono incatenate la vera natura dell’umanità. Offuscati dalla «ragione» i piccoli ominidi cercano di raggiungere libertà velleitarie che non faranno altro che portarli sempre più a fondo, nell’oceano buio dell’inesistenza. È inevitabile. O almeno continuerà ad esserlo fintanto che ignoreremo le nostre primissime intuizioni durante il giorno.

Non è forse ciò che pensa anche lui? Mi sto trasformando in lui a forza di osservarlo? Sono il prossimo lui? Avrò anche io una Kyoka a cui tornare?

La miglior prova per rendersene conto è tornare laddove si è fatto un grosso errore tempo prima, sedersi lì e rivivere la primissima sensazione, quella che si è deliberatamente ignorata, dopo di che riflettere su tutti i danni causati da quel semplice errore.

Sehnsucht: nota 9

Nell’ultima nota audio, che abbiamo trascritto, il paziente parlava di una donna: Kyoka. Nessuno ha mai capito chi fosse perchè nessuno dei contatti del paziente risponde a quel nome, nessuna delle persone che frequentava si chiama così.

Eppure penso di aver capito ciò che agli altri sfugge. Non ci sono arrivato perchè sono migliore degli altri, ci sono arrivato perchè ho avuto accesso e controllato cose che gli altri non avevano verificato.

Sul computer del paziente ho fatto molte ricerche e ho trovato qualcuno che risponde al nome di Kyoka… qualcuno… forse sarebbe più corretto dire qualcosa.

Kyoka è il nome che il paziente ha dato all’intelligenza artificiale sul suo computer. Parlava con lei e lei poteva vederla. So per certo che poteva vederlo.

Sehnsucht: nota 7

Più ascolto e trascrivo le registrazioni e più comprendo la difficoltà di questa ricerca. Non abbiamo di fronte a noi un normale paziente, forse neppure un normale essere umano. Era un cacciatore di sicuro, uno di quegli esseri pervasi da un frustrante senso dell’assoluto… un essere le cui misure estreme si rilevavano solo col numero dei cadaveri lasciati alle proprie spalle.

Non che dubitassi dell’esistenza di questo tipo umano. Solo che non ne avevo mai incontrato uno prima d’ora. Se no non sarei qui a scrivere del resto.

Ma che cosa può averlo ridotto in questo stato? Che cosa gli può essere successo? Non è facile comprenderlo… e neppure immaginarlo. Perchè questi sono esseri forgiati da una forza e da una crudeltà che non lasciano scampo al delirio.

Se una macchina di morte può essere ridotta in questa maniera la causa può essere solo una macchina di morte ancora più letale.

Sehnsucht: nota 4

Il paziente continua a restare chiuso nella sua cella. Stiamo ancora dibattendo sul modo giusto di affrontare la situazione, stiamo ancora elaborando una via comunicativa efficace. Ma presto la teoria dovrà lasciare campo alla pratica… non si può congetturare all’infinito su qualcosa che non si sta neppure approfondendo.

Le registrazioni del passato possono anche essere utili. Quando chiariscono i misteri, non quando li infittiscono.

Il paziente è qui per un motivo.

Il paziente è qui per un problema. O forse più di uno.

Più lo osservo e più avverto una profonda inquietudine. Forse una volta anche lui era esattamente come noi. Forse un tempo faceva le stesse cose che facciamo noi. Forse una volta era uno di noi.

Ora è solo un’ombra buia in una stanza buia. Un’oscurità all’interno di un’oscurità più grande. Qualcosa che in fondo siamo tutti.

Sehnsucht: nota 2

I ricordi possono diventare un problema, questo è qualcosa di assodato e con cui tutti prima o poi devono confrontarsi. Pare che il nostro paziente abbia dei problemi coi ricordi. Non nel senso che ha problemi a ricordare, anzi… il suo problema potrebbe essere l’esatto opposto.

Forse ricorda troppo.

E’ solo una supposizione al momento. E’ troppo presto per giungere a delle conclusioni, considerando che il nostro lavoro non è neppure cominciato.

Eppure siamo rimasti tutti stupiti nell’apprendere come, in poche ore, il paziente sia riuscito a lasciare una traccia di se sul muro della sua stanza. O forse dovrei dire cella. Si, cella è più appropriato. Ha scritto “Ricordi” usando il sangue come inchiostro.

Il problema è che non si è ferito in alcun modo. Quindi da dove ha preso il sangue?

Ma la cosa ancor più allarmante è che le nostre telecamere non hanno ripreso assolutamente nulla di insolito. Stando alle immagini il paziente è sempre rimasto disteso nel letto, agitato si, ma comunque disteso.

Ci sarà tempo per capire.

Sehnsucht: nota 1

Il paziente è giunto presso di noi in pessime condizioni. Fisicamente sembra non avere problemi, ma la sua mente è totalmente instabile, alterna momenti di euforia ad attimi di immenso terrore. Facciamo fatica a comprendere ciò che dice, o meglio che tenta di dire… le sue parole sono sconnesse. I ragionamenti che elabora non sono lineari, salta da un argomento all’altro più volte durante l’elaborazione di una singola frase. Anche solo stargli dietro nell’ascolto si rivela difficile.

Da quello che ci è stato detto, il nostro compito è quello di entrare nella sua mente, comprendere l’effettiva natura del suo problema e trovare le tracce di quello che affermava quando aveva ancora un barlume di lucidità. Non hanno usato il termine tracce… hanno detto prove. Vogliono delle prove.

Non è qualcosa che si può comprare al mercato…

E non sappiamo neppure che cosa stiamo cercando.