
Continuo a guardare il paziente e continuo a farmi domande infinite, quasi fastidiose. Mi ammorba il suo ammorbarsi, mi infastidisce il suo infastidirsi, mi rammarica il suo rammaricarsi, mi ossessiona il suo ossessionarsi… ci sono momenti in cui mi rendo conto di osservarlo con lo stesso sguardo catatonico con il quale lui osserva le pareti della sua “stanza”. Lui guarda dei muri grigi, scrostati, ammuffiti, sporchi di vecchiume e merda. Mentre io osservo lui.
Lui è la mia “stanza”… chi è il malato dei due? Chi è il paziente dei due? Chi ha bisogno di aiuto in questo momento? A guardare i pazzi si diventa come loro? Pazzi?
Si stanno confondendo i piani esistenziali in questo posto. E mentre lui osserva le pareti io osservo lui… e mentre io osservo lui qualcuno osserva me da una telecamera. E così via… all’infinito… chi controlla i controllori? Chi siede in cima alla piramide alimentare?
Inizio ad avere sempre più domande e sempre meno risposte…
