Il viaggio: 11 Gennaio 2026

Il recupero delle energie mentali non può prescindere dal recupero di quelle fisiche. Esercizio costante, alimentazione sana, rimozione dei vizi. Dovrebbe essere questo l’iter per poter ricominciare ad utilizzare le proprie potenzialità.

Immaginarsi di tornare al massimo in poco tempo è un’inutile spreco di speranza. Come per tutte le cose ci vuole del tempo. Il suo tempo.

Sembra in ogni caso che l’incidente sia avvenuto per un motivo ben preciso e dovrò fare in modo di indagare sulle sue case, oltre al doverne affrontare le conseguenze.

Non ci potranno essere altri errori.

Appunti: Emilio Salgari, un uomo sconfitto

Da bambino leggevo, come tanti altri, i romanzi di avventura di Salgari. E devo confessarlo: preferivo i suoi racconti a quelli di Verne. Questo probabilmente perchè ero più affascinato dai luoghi esotici rispetto al mistero ed alla scienza, già allora sfogliavo continuamente un librone di storia (per bambini) pieno di illustrazioni e poco a poco me lo ero letto tutto. E quanto mi piaceva la storia delle esplorazioni geografiche, sognavo spesso di vestire i panni dell’avventuriero del ‘500 o dei secoli successivi, sognavo di addentrarmi nella giungla e di trovare misteriose città di antiche civiltà scomparse… e in tutto questo le avventure di Salgari mi aiutavano non poco. Poi uno cresce e passa ad altre letture, scopre decine (centinaia) di autori e si perde nella lettura dei testi più disparati e magari si dimentica dell’amico Salgari nascosto negli angoli più alti della libreria.

Salgari aveva un dono grandissimo: una poderosa fantasia che gli permetteva di scrivere e raccontare di mondi che non aveva mai visto dal vivo. Si basava su resoconti di viaggiatori, esploratori e giornalisti e da lì traeva spunto per ambientare le sue avventure. Detto così sembra una cosa facile, ma non lo è per niente… un conto è inventarsi di sana pianta un mondo fantasioso, un conto è descrivere un qualcosa che si conosce bene e un conto è parlare in maniera esaustiva e reale di un luogo che non si è mai visto neppure alla lontana. Beh, lui ci riusciva.E i suoi romanzi erano talmente veri che per anni avevo pensato che quell’uomo avesse viaggiato in lungo e in largo per il globo. Ma non era così… lui non aveva viaggiato tanto, si era spostato dalla sua Verona a Torino e forse poco altro. Davvero.

Eppure questo uomo così pieno di idee era anche tremendamente sfortunato. Era nato nel 1862 e quando aveva 25 anni sua madre era venuta a mancare per malattia. Salgari già allora lavorava come redattore per L’Arena (giornale veronese) e aveva già scritto il suo primo romanzo… era un giovane davvero promettente. Poi nel 1889 un’altra triste vicenda familiare: suo padre credendosi malato in maniera terminale si tolse la vita gettandosi da una finestra. Da quel momento la vita di Salgari inizia a postarsi dal Veneto verso il Piemonte. Prima si sposa con una attrice di teatro (Ida Peruzzi), trova un editore nel torinese e comincia la sua vastissima produzione di romanzi, nel frattempo nascono i suoi quattro figli a cui darà dei nomi esotici: Nadir, Omar, Romero e Fatima. Nel 1897 Sua Maestà Margherita di Savoia lo fece insignire del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Si sa anche oggi che allevare una famiglia con quattro figli non è molto facile in termini economici (salvo alcune ricchissime famiglie) e i Salgari non nuotavano certo nell’oro. Ad aggravare il tutto nel 1903 la signora Ida cominciò a dare segni di follia e col passare degli anni la sua malattia andò peggiorando sino a quando nel 1910 dovettero rinchiuderla in manicomio. Potete immaginare il dramma per la famiglia. Salgari doveva lavorare a ritmi serratissimi per tirare avanti la famiglia e provvedere alla cure della moglie… le sue giornate passavano ininterrottamente allo scrittoio con sigarette su sigarette, troppo vino e tanta insonnia. Nessuno reggerebbe a lungo una situazione del genere, prima o poi si crolla per forza.

Il tracollo. Il 25 Aprile 1911 Emilio Salgari esce di casa per non farvi mai più ritorno. Lascia una lettera drammatica ai suoi figli insieme a quei pochi soldi che gli sono rimasti. Trova un posto isolato e si uccide. Ma non si uccide alla maniera occidentale, non si impicca o si taglia vene, non si avvelena o si spara in testa… no. Lui decide di fare harakiri squarciandosi il ventre e la gola con un rasoio, alla maniera orientale, quasi si trattasse di una delle sue opere. E’ così che muore Emilio Salgari, sconfitto dalla vita e dalla malasorte.

La famiglia Salgari non ebbe molta fortuna neppure dopo la morte del grande scrittore. La giovane Fatima morì di tubercolosi nel 1914, la moglie morì in manicomio nel 1922, Romero si suicidò nel 1931 e Nadir morì dopo un incidente in modo nel 1936. L’ultimo rimasto, Omar, si suicidò nel 1963 scegliendo la stessa modalità di suo nonno. Una famiglia segnata dal tragico marchio del suicidio. Ed è triste pensare che un uomo come Salgari, che in fondo coi suoi romanzi ha cresciuto così tanti di noi, sia stato castigato così dalla sorte. Ma la vita è anche questo, con il rasoio ha posto fine alle sue sofferenze terrene, con la sua penna si è guadagnato l’eterno ricordo degli uomini.

Sehnsucht: nota 4

Il paziente continua a restare chiuso nella sua cella. Stiamo ancora dibattendo sul modo giusto di affrontare la situazione, stiamo ancora elaborando una via comunicativa efficace. Ma presto la teoria dovrà lasciare campo alla pratica… non si può congetturare all’infinito su qualcosa che non si sta neppure approfondendo.

Le registrazioni del passato possono anche essere utili. Quando chiariscono i misteri, non quando li infittiscono.

Il paziente è qui per un motivo.

Il paziente è qui per un problema. O forse più di uno.

Più lo osservo e più avverto una profonda inquietudine. Forse una volta anche lui era esattamente come noi. Forse un tempo faceva le stesse cose che facciamo noi. Forse una volta era uno di noi.

Ora è solo un’ombra buia in una stanza buia. Un’oscurità all’interno di un’oscurità più grande. Qualcosa che in fondo siamo tutti.

Appunti: Nāga

Il mondo antico e della mitologia è popolato da creature misteriose e da interi popoli, le cui caratteristiche psico-fisiche non sono assimilabili a quelle dell’umanità moderna. Intere leggende narrano di esseri dal corpo per metà umano e per metà di animale, di esseri in grado di mutare forma a piacimento, di razze antiche scomparse dopo intensi e drammatici eventi. Alcune di queste razze ritornano ciclicamente nei racconti umani, rinnovando la leggenda ed aggiornandola ai tempi nostri. Talvolta il mito non muore e perpetua i suoi frutti nei sotterranei del complottismo più ridicolo, altre volte lo fa negli alti piani dell’occultismo.

Tra le creature più ricorrenti nella storia dell’uomo troviamo gli Uomini Serpente, una razza con caratteristiche semidivine che compare più volte nelle mitologie di popoli della terra distanti tra loro. Senza stare ad analizzare l’attuale dissertazione su Nuovi Ordini Mondiali, Uomini Rettile che governano il mondo e similari… volevo soffermarmi semplicemente sulla rappresentazione asiatica di questo antica e potente razza: i Nāga.

Nāga Kanya

I Nāga sono creature che vivono in un misterioso, quanto ricco, regno sotterraneo. Hanno la capacità di assumere sia la piena forma umana che la piena forma serpentina e sono associati in genere all’acqua e a tutti gli eventi (positivi e negativi) ad essa correlati. Per accedere alle misteriose città dei Nāga si dovrebbe cercare sul fondo dei laghi o dei fiumi più profondi. Sono esseri positivi tranne per coloro che danneggiano deliberatamente l’ambiente. In tutto il mondo asiatico compaiono quindi in associazione al concetto di fertilità, al ciclo di piogge che favorisce abbondanti raccolte, ma anche alle tremende alluvioni di alcuni grandi fiumi.

I Nāga talvolta si mischiano agli esseri umani e si riproducono con loro, si narra ad esempio che una principessa dei Nāga si sposò con il primo re dell’antica Cambogia, dalla loro unione sarebbe nato il popolo cambogiano. Secondo questa leggenda questo popolo di serpenti abitava una vasta area dell’Oceano pacifico. Se analizziamo leggende similari dell’area asiatico-pacifica si giunge ad associare gli uomini serpente al mitico continente di Mu, un continente perduto nel più classico stile atlantideo. Ma di questo parleremo poi un’altra volta. In ogni caso su molti templi della regione sono rappresentati i Nāga, vedasi le interessanti statue del tempio di Angkor Wat che rappresentano Nāga a 7 teste (1 per ogni razza della loro società).

Un’altra leggenda, comune ai Nāga e al continente perduto di Mu riguarda il segreto dell’elisir di lunga vita. La leggenda narra che questi mitici esseri rubarono una coppa di pura vita agli dei, mentre questi erano intenti a distribuirla alle creature del mondo. Le divinità recuperarono la coppa, ma una parte del suo contenuto cadde a terra. I Nāga si misero a leccare il terreno per bere la pura vita e così facendo si tagliarono la lingua, che rimase per sempre biforcuta.

La visione tutto sommato pacifica, positiva e naturalistica, dei Nāga contrasta enormemente con l’immagine quasi terrorizzante dei malvagi uomini serpente che vorrebbero controllare il mondo.

Sehnsucht: nota 3

Trascrizione audio parziale del 16/09/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Che cosa la preoccupa principalmente?

Non riesco più a parlare con i morti… i morti non si rivolgono più a me…

E’ un problema questo?

Non era mai successo prima.

Da quanto tempo non le parlano?

Da quasi 2 anni…

E’ successo qualcosa prima di quella data? Qualcosa che possa giustificare l’interruzione della sua comunicazione coi defunti?

Sono stato cattivo…

In che senso? Si spieghi meglio.

I morti sono adirati con me. Perchè mi sono messo dalla parte sbagliata. E li ho traditi…

Dalla parte sbagliata? Dalla parte sbagliata di cosa?

Oh… dalla parte sbagliata di tutto… vede, io so tutto di voi, so quello che siete, so quello che fate, so quello che avete fatto e so quello che farete. E non ho fatto nulla per impedirvelo.

Anche che lei sappia tutte questo cose, come avrebbe potuto cambiare l’ordine naturale delle cose?

Non c’era modo infatti. Non c’è mai modo.

Dunque perchè i morti dovrebbero avercela con lei? Perchè dovrebbero essere così adirati?

Perchè mi sono unito a voi. Perchè credo in voi ed in ciò che fate. Perchè vi sto aiutando a farlo. Perchè continuerò ad aiutarvi a farlo. Ecco il perchè.

Non è un qualcosa che debba interessare ai morti del passato, semmai potrà interessare ai morti del futuro. Non crede?

Dovrebbe?

Non sta a noi saperlo. In ogni caso non si preoccupi di questi silenzi. Si preoccupi piuttosto dell’altro argomento, quello di…

Registrazione interrotta, impossibile riprodurre il resto della conversazione.

Sehnsucht: nota 2

I ricordi possono diventare un problema, questo è qualcosa di assodato e con cui tutti prima o poi devono confrontarsi. Pare che il nostro paziente abbia dei problemi coi ricordi. Non nel senso che ha problemi a ricordare, anzi… il suo problema potrebbe essere l’esatto opposto.

Forse ricorda troppo.

E’ solo una supposizione al momento. E’ troppo presto per giungere a delle conclusioni, considerando che il nostro lavoro non è neppure cominciato.

Eppure siamo rimasti tutti stupiti nell’apprendere come, in poche ore, il paziente sia riuscito a lasciare una traccia di se sul muro della sua stanza. O forse dovrei dire cella. Si, cella è più appropriato. Ha scritto “Ricordi” usando il sangue come inchiostro.

Il problema è che non si è ferito in alcun modo. Quindi da dove ha preso il sangue?

Ma la cosa ancor più allarmante è che le nostre telecamere non hanno ripreso assolutamente nulla di insolito. Stando alle immagini il paziente è sempre rimasto disteso nel letto, agitato si, ma comunque disteso.

Ci sarà tempo per capire.

Sehnsucht: nota 1

Il paziente è giunto presso di noi in pessime condizioni. Fisicamente sembra non avere problemi, ma la sua mente è totalmente instabile, alterna momenti di euforia ad attimi di immenso terrore. Facciamo fatica a comprendere ciò che dice, o meglio che tenta di dire… le sue parole sono sconnesse. I ragionamenti che elabora non sono lineari, salta da un argomento all’altro più volte durante l’elaborazione di una singola frase. Anche solo stargli dietro nell’ascolto si rivela difficile.

Da quello che ci è stato detto, il nostro compito è quello di entrare nella sua mente, comprendere l’effettiva natura del suo problema e trovare le tracce di quello che affermava quando aveva ancora un barlume di lucidità. Non hanno usato il termine tracce… hanno detto prove. Vogliono delle prove.

Non è qualcosa che si può comprare al mercato…

E non sappiamo neppure che cosa stiamo cercando.

Sturm und Drang: Il Sole e le Stelle

Benché il sole sia una stella resta il fatto che sia lui a portarci il giorno… oltre a rendere impossibile, nel suo splendore, vedere le altre stelle.

Le stelle brillano di notte, in assenza del sole. Splendono nel buio e ci convincono di essere delle guide sicure. E’ così che ci scopriamo ad ammirarle ed amarle ignorando il sole che ci da la vita.

E’ il contrasto tra la luce ed il buio, la lotta tra i nostri lati più nascosti, tra due modi contrastanti di vedere il mondo, anzi l’universo.

Tra gli adoratori del sole e quelli delle stelle non è possibile un accordo. Non lo è mai stato e mai lo sarà.

Appunti: Magnetar

Quando si parla dello spazio ci si imbatte spesso in sistemi complessi ed al contempo affascinanti. Vi faccio un esempio calzante… da anni gli scienziati hanno osservato delle strane esplosioni di radiazioni che attraversano l’universo, questo fenomeno viene chiamato “fast radio burst” (FRB), dopo lunghe osservazioni si è trovata infine l’origine di questo particolare fenomeno. Si tratta delle Magnetar!

La Magnetar è una stella di neutroni che possiede un enorme campo magnetico… quanto enorme? Diciamo miliardi di volte quello terrestre! Il processo di decadimento di questo tipo di stella genera forti emissioni elettromagnetiche. Stiamo parlando di raggi X, raggi gamma e perfino radiofrequenze. Una Magnetar sarebbe in grado di formarsi dalla morte di una stella molto massiccia (supernova) e la teoria riguardante la loro esistenza (oggi comunemente accettata) fu elaborata per la prima nel 1992 dagli studiosi Robert Duncan e Christopher Thompson. Viene calcolato che appena 1 supernova su 10 sia in grado di degenerare in una Magnetar anziché, ad esempio, in una pulsar. La Magnetar ha una vita tutto sommato abbastanza breve, dal momento che i suoi forti campi elettromagnetici decadono in “appena” 10.000 anni.

4U 0142 61 è una Magnetar posta ad una distanza di 13.000 anni luce circa dalla Terra, situata nella costellazione di Cassiopea.

Tre anni fa, in aprile, sono stati osservati da scienziati del Canada degli impulsi di onde radio ad alta energia emanate da una Magnetar all’interno della Via Lattea, a soli 30.000 anni luce dalla Terra, preceduti da un improvviso spargimento di raggi X e gamma in tutta la galassia. Si tratterebbe del caso più interessante di FRB tra quelli avvistati sino ad oggi, soprattutto per la durata del fenomeno.

Il viaggio: 2 Gennaio 2026

E’ difficile liberare la mente dai pensieri nelle ore prima del sonno. Il primo tentativo è andato completamente a vuoto per il continuo riproporsi di immagini frammentate, suoni, colori, pensieri ed altro ancora. Mantenere l’attenzione sul nulla per più di 5 secondi è stato pressoché impossibile. Questione di allenamento senza ombra di dubbio.

Ciò che prima appariva facile è diventato difficile dopo l’incidente. E il non aver avuto la forza fisica, di riaffrontare questo tipo di esperienze, ha fatto il resto. Ci vorrà del tempo per riuscirci.

Intanto domani ci sarà la luna piena e questo potrebbe favorire la cosa.

Sturm und Drang: Accettare il divenire

Mangiare sempre lo stesso cibo porta ad assuefarsi a quel sapore, così come bere sempre lo stesso vino o… come assumere piccole quantità di veleno per diventarne immuni.

Sono piccoli abitudini più che piccoli accorgimenti. Ed alla lunga si diventa immuni a tutto. Ci si abitua davvero a tutto.

Alcuni dicono che a certe cose non ci si abitua mai, ma mentono… in primo luogo a se stessi, perché non sono in grado di accettare ciò che sono diventati, ciò che potrebbero divenire col tempo.

Osservare le vite delle piccole formiche può diventare snervante alla lunga, può dare un immenso senso di disgusto. Esistenze spese nell’inutile replica di un qualcosa per loro incomprensibile. Non c’è virtù nell’essere degli schiavi.

Ma è possibile che non via sia virtù neppure nell’abituarsi alla morte