
Da tempo ho smesso di chiedermi se le persone che incontro siano buone o cattive.
Mi chiedo solo che sapore abbiano…

Da tempo ho smesso di chiedermi se le persone che incontro siano buone o cattive.
Mi chiedo solo che sapore abbiano…
Dell’origine di tutte le cose ci si domanda spesso, più al di fuori della religione che all’interno di essa, questo perché l’uomo senza spiritualità soffre di un vuoto che cerca di colmare con la scienza vanesia.

Camminando nel mondo, lontano dagli uomini e dai loro abbagli, non ci si pone mai questa domanda poiché essa dimostra tutta la sua inutilità… tutta la sua vanità.
La vera domanda è “come posso preservare?“… solo questo è importante. Preservare il tutto.
La storia del mondo è una ruota che gira, riproducendo nei millenni quello che accade nella vita di ogni singolo animale e pianta del pianeta. L’età dell’oro, dei primordi, dei paradisi universali, dell’infanzia, dell’apprendimento e della scoperta… che poi diventa maturità, disincanto se non disinteresse, allontanamento dal mondo, dalla natura, dalle cose buone… sacrificate sull’altare di esigenze aleatorie. Cosa rimane della bellezza del primordio quando si è sulla strada del tramonto?

Si decade… il corpo, la società, le cose umane, i vizi e le virtù, le idee e le innovazioni, tutto decade un giorno dopo l’altro. Non si migliora col tempo, non è nella natura delle cose, la natura delle cose è progredire sino a spegnersi, arrivare sino al culmine per morire. E’ la morte la natura delle cose e quanto più ci avviciniamo alla fine tanto più il progresso ha il sapore della morte… della carne e dello spirito.
L’eterno ritorno delle nostre anime in questo mondo, senza alcuna memoria delle ere passate, è la condanna inflitta ad ogni generazione per la presunzione di essersi voluti innalzare ben oltre al lecito.
Divenire è marcire… e non necessariamente è un male.

Ogni tanto è un bene che ci venga chiesto chi siamo e di cosa ci occupiamo.
È nel trovare le risposte a queste domande, dentro di noi, cercando di non rivelare troppo a chi non è addentro al nostro mondo, che ricostruiamo la verità su noi stessi e sul nostro percorso.
Esistiamo più in quel momento che in moltissimi altri.
Il parco è un posto che conosco, ma non ricordo in quale città si trovi…
Il palazzo è un posto che conosco, ma non ricordo in quale parco si trovi…
La finestra è un qualcosa che conosco, ma non ricordo in quale palazzo si trovi…

La donna è qualcuno che conosco, ma non ricordo da quale finestra si affacci…
È tutto sbiadito come in un sogno, perché in fondo proprio di un sogno si tratta e lo so bene, mentre mi allontano a piedi, di notte, in un quartiere che non conosco diretto ad una casa che non ricordo.
Perso… questa è la parola giusta. Perso ancora ed ancora.

Il caso non esiste, o se esiste è tutto tranne che casuale.
20 Novembre 2019

Il fucile è la prima arma che si impara ad usare perché ti permette di mantenere una certa distanza dal cliente. Più ti avvicini a diventare professionista, più riesci ad avvicinarti al cliente. Il coltello per esempio, è l’ultima cosa che si impara.
Sognare i morti è come tornare indietro nel tempo, questo quando li si sogna al passato. Ma quando i morti si inseriscono nel presente, allora il sogno svanisce e la realtà si mischia irreparabilmente a ciò che avrebbe potuto essere, ma non è stato.
Ci sono cimiteri per i morti e ci sono cimiteri per le cose che non abbiamo mai detto o fatto.

Nei primi cimiteri andremo alla fine dei nostri giorni, nei secondi ci finiamo ogni maledetta notte…
I più fortunati rimangono gli idioti che vivono senza rendersi mai conto di nulla, la cui morte sarà solo una parentesi nel vuoto cosmico delle loro esistenze.
“È meglio essere infelici, ma sapere, piuttosto che vivere felici… in una sciocca incoscienza.” (Fëdor Dostoevskij)

Mi chiamo Charly Matteï e sto per ucciderti, a viso scoperto. È una questione di rispetto. Devi sapere chi ti uccide e devi sapere perché muori. Lo sai perché muori Bastian?
Non si fanno i conti con il passamontagna, è come spedire lettere senza mittente.
È un assassinio, capisci la differenza?

Hey, man, you don’t talk to the Colonel. You listen to him. The man’s enlarged my mind. He’s a poet-warrior in the classic sense. I mean, sometimes he’ll, uh, well, you’ll say hello to him, right? And he’ll just walk right by you, and he won’t even notice you. And suddenly he’ll grab you, and he’ll throw you in a corner, and he’ll say, “Do you know that ‘if’ is the middle word in life? ‘If you can keep your head when all about you are losing theirs and blaming it on you, if you can trust yourself when all men doubt you.’” I mean, I’m no — I can’t — I’m a little man. I’m a little man. He’s—he’s a great man. I should have been a pair of ragged claws scuttling across floors of silent seas.
In un viaggio introspettivo nei misteriosi sentieri della spiritualità si devono adottare gli stessi metodi che si utilizzano per un qualsiasi viaggio nel mondo fisico: si deve avere un punto di partenza, un punto di arrivo più o meno certo e l’idea del percorso adatto a raggiungerlo. Ovviamente, come in qualsiasi viaggio, possono intervenire delle variabili inaspettate che ci fanno deviare, portandoci infine a raggiungere mete diverse da quelle prefissate… ma non questo l’argomento del giorno. Cominciamo piuttosto con un punto di partenza, partiamo parlando del Axis Mundi, ossia l’asse del mondo.
Che cos’è? Si tratta del centro dell’universo, il punto di collegamento tra i piani fondamentali della nostra esistenza: il Cielo, la Terra e gli Inferi. Ogni cultura, ogni società, ogni religione della storia ha il proprio Axis Mundi ben definito. Il centro dell’universo può essere ritrovato in un monte, in un albero, in un palazzo o in una città, questo a seconda della cultura… ma può anche essere un luogo non strettamente fisico. Paradossalmente anche l’ateissima società moderna ha un suo Axis Mundi, codificato nei rigidi dogmi della propria nevrosi iconoclasta. È interessante vedere come ogni società umana abbia sviluppato lo stesso identico sistema, rispondendo ad una evidente connessione universale delle menti. O più semplicemente veniamo tutti dallo stesso posto, dallo stesso nucleo, dallo stesso piccolo punto nello spazio infinito.
Siamo infinita ripetizione di noi stessi.
Ricercando le radice della nostra spiritualità, uscendo dal recinto in cui siamo stati rinchiusi negli ultimi 2.000 anni, non possiamo che rilevare l’importanza degli Alberi Sacri, gli Alberi della Vita delle credenze dei popoli nordici, dei popoli altaici, di quelli germanici e di quelli centro-asiatici.
Potremmo fare alcuni esempi pratici che in molti avranno sentito nominare: il sacro Yggdrasil degli Scandinavi del tutto similare al Irminsul dei Sassoni (si veda l’immagine a sinistra). Ma non solo! I Tartari Abakan, ad esempio, narrano di una betulla che cresce su una montagna di ferro. Andando più a oriente i Cinesi parlano dell’albero cosmico, che si troverebbe presso della “Capitale perfetta” al centro del mondo: da lì esso collegherebbe le None Sorgenti ai Noni Cieli.

Con tutta probabilità l’origine di queste figure è da ricercarsi in Mesopotamia. E dove se no? Infatti l’albero sacro è presente nella tradizione assira come rappresentazione del sovrano assiro in qualità “Axis Mundi”, ovvero di unione tra cielo e terra in quanto rappresentante del cielo sulla terra.
Attraversando l’Oceano Atlantico, oppure l’Oceano Pacifico a secondo del nostro punto di partenza, troviamo i medesimi concetti espressi sia dai Maya che da alcune tribù nordamericane. I Maya in particolare ci parlano del “primo albero” la cui collocazione indicherebbe il centro di tutte le direzioni e di tutti i colori dell’universo; il “primo albero” era Yaxche. Alcune tribù dell’America settentrionale consideravano come centro dell’universo il palo posto al centro del loro villaggio, intorno al quale si svolgevano tutte le attività principali… in questo caso il palo era visto come il sostegno del cielo, punto di contatto diretto con la divinità celeste.
In tutte queste visioni è centrale l’idea che la comunicazione con la parte più spirituale dell’universo possa avvenire solo attorno all’albero sacro, al palo rituale, al palazzo o alla montagna sacra. Da qui l’importanza del Axis Mundi. E’ in questo luogo che gli esseri umani (ma non solo loro) possono passare da un piano all’altro entrando in comunicazione con elementi che altrimenti rimarrebbero irraggiungibili.

L’immagine qui a sinistra invece mostra l’Albero della vita nella Qabbaláh ebraica, a sottolineare come questo tipo di struttura sia importante anche in uno dei principali monoteismi della nostra era.
Guai a chi distrugge un Axis Mundi di un altra cultura o religione poiché considerata inferiore, errata o demoniaca. Nei secoli si sono persi sin troppi punti di comunicazione universale per colpa della furia demente di chi pensava di possedere l’unica verità. Vedi quanto successo al Irminsul! Il compito di ogni persona spiritualmente attiva, profondamente viva, dovrebbe essere quello di conservare e proteggere ad ogni costo il proprio Axis Mundi, mantenendo sempre il massimo rispetto per quello degli altri. La Fede, quella vera, non si impone. Si vive.
Senti la mano sulla spalla in piena notte, delicata… leggera… come se non volesse svegliarti, o almeno finge che sia così, mentre in realtà quello che vuole è proprio destarti dai tuoi sogni. Sa che stavi riposando tranquillo e questo non lo può permettere… no, tu devi restare vigile, attento, sveglio assieme a lei. Perchè fosti tu a risvegliarla dal suo sonno! Tu la evocasti incautamente…
Oh, quando i maestri dicevano di fare attenzione, quando i maestri dicevano di non compiere certi riti… non avevano forse ragione? Si che l’avevano… ma tu non volevi ascoltarli. Sapevi che avevano ragione, ma dovevi fare di testa tua. Ed ora lei è qui… non sai neppure come ricacciarla nelle tenebre. Del resto neppure la notte in cui l’evocasti volevi chiamare lei…

Gli errori… già gli errori si fanno… e si pagano. Il prezzo della spavalderia può essere l’insonnia eterna, l’eterno dolore, l’eterna illusione e la carezza di chi ti sta svuotando dentro. È in quei momenti che l’eterno riposo della morte perde il suo cupo terrore.

I shouldn’t admire it now. I should find it absurdly personal. Don’t you agree? Feelings, insights, affections… it’s suddenly trivial now. You don’t agree; you’re wrong. The personal life is dead in Russia. History has killed it. The private life is dead – for a man with any manhood.
Il contrappasso è inesorabile, ironico, freddo e spesso gustoso. Nascosti per millenni abbiamo atteso speranzosi che la ruota del mondo compisse il suo giro e ci portasse la giustizia che chiedevamo. Al riparo delle ombre, salvaguardando i riti ed il messaggio, nascondendoci dai perseguitatori. Sognando e sperando di riappropriarci di ciò che era nostro, dei nostri luoghi e del nostro spirito originario.

Adesso il tempo è giunto. All’alba della nuova era sorgerà il nostro sole e oscurerà il loro mondo.
Al culmine della notte insonne, laddove i pensieri si accavallano e si mischiano al buio della stanza, compare il sogno ad occhi aperti… quello che fai senza accorgertene, quello che ti porta in un mondo diverso mentre tu stai ancora osservando quello reale. O che reputi tale. Viaggi nel mondo delle ombre ed il tuo spirito è libero di dialogare con lo Zeitgeist in santa pace.
I più fortunati riescono ad avere una visione nitida del proprio corpo disteso sul letto, vigile ed immobile. Il respiro teso e ritmato, costante come il battere di un orologio. Poi tutto si ferma e rallenta. Tic, tic, tic… tic… tic… alt. Ed è lì che la tua natura, quella vera, quella che non vorresti mai lasciar trapelare, esce allo scoperto. E ti guida dove vuole lei, laddove vorresti essere, laddove dovresti essere, là dove dovresti compiere il tuo destino di animale a due zampe.

E nulla. Al risveglio, non risveglio, non resta che il sapore amore di una notte insonne, coi suoi profumi, con le sue ansie e le sue speranze… che non appartengono al mondo dei sogni, al mondo delle ombre, ma a quello dei vivi.