Sehnsucht: nota 16

Trascrizione audio parziale del 19/11/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Mi parli del suo cambiamento interiore.

Cambiamento interiore? Non so se sia corretto definirlo così? In fondo si tratta unicamente di una desensibilizzazione dell’anima agli eventi di questo mondo. Non è stato una nulla di più che il rifiuto a tutto ciò che c’è là fuori. Non è stata una supina accettazione di un piano, è stata la consapevole attuazione dello stesso a portarmi a chiudere i conti con gli istinti umani. Ho cancellato l’uomo ed ho lasciato solo la macchina. E’ tutto qui…

Quando è successo? Quando ha compreso che sarebbe morta della gente che conosceva?

No… è successo quando ho capito che non mi importava nulla della loro morte. E’ un semplice rapporto causa-effetto in fondo… hai fatto la scelta sbagliata e dunque muori. Hai fatto la scelta giusta e dunque vivi… si chiama selezione naturale. Ed il bello è proprio che funziona!

Poteva avvertire o consigliare queste persone. Perché non l’ha fatto?

Perché conosco il confine tra l’eseguire un ordine ed il non eseguirlo. Mi pare ovvio…

Ma l’ordine non era quello…

Oh si che lo era. Era implicitamente quello.

Sturm und Drang: Il passaggio da sud-ovest

Sognare i morti è come tornare indietro nel tempo, questo quando li si sogna al passato. Ma quando i morti si inseriscono nel presente, allora il sogno svanisce e la realtà si mischia irreparabilmente a ciò che avrebbe potuto essere, ma non è stato.

Ci sono cimiteri per i morti e ci sono cimiteri per le cose che non abbiamo mai detto o fatto.

Nei primi cimiteri andremo alla fine dei nostri giorni, nei secondi ci finiamo ogni maledetta notte…

I più fortunati rimangono gli idioti che vivono senza rendersi mai conto di nulla, la cui morte sarà solo una parentesi nel vuoto cosmico delle loro esistenze.

“È meglio essere infelici, ma sapere, piuttosto che vivere felici… in una sciocca incoscienza.” (Fëdor Dostoevskij)

Sturm und Drang: Questione di rispetto

Mi chiamo Charly Matteï e sto per ucciderti, a viso scoperto. È una questione di rispetto. Devi sapere chi ti uccide e devi sapere perché muori. Lo sai perché muori Bastian?

Non si fanno i conti con il passamontagna, è come spedire lettere senza mittente.

È un assassinio, capisci la differenza?

夢の旅 – La battaglia

Yume no Tabi – 3

L’ambiente è buio, le poche luci sono talmente soffuse da rendere il tutto quanto meno percepibile. Deve essere un bunker… anzi lo è sicuramente. Ci sono solo soldati attorno a me e pure io indosso una divisa, ma non se ne distinguono bene i colori con questa mancanza di luce… so solo che tendono allo scuro. Siamo sporchi, umidi, insanguinati e stanchi… da diversi angoli si alza il fumo di sigaretta, forse l’unica cosa ad realmente viva in quel luogo. C’è grande agitazione. Tutti hanno qualcosa da fare, tutti si muovono, tutti sono pronti per qualcosa. Ma cosa?

L’odore è orribile… nauseante… sangue, piscio, merda e carne bruciata. Carne umana bruciata.

Improvvisamente il silenzio è rotto dai rumori dell’esterno ed anche dentro al bunker iniziare un vociare confusionario, come se fossimo nel vortice di un girone infernale. Fuori si spara e si muore, ci sono urla ed esplosioni e qualche ufficiale iniziare ad urlare comandi a vanvera, senza sapere neppure lui il vero senso di quelle parole.

Iniziano a rientrare dei feriti. Corpi dilaniati, fatti a pezzi in modo indicibile. E l’odore di morte va aumentando. Carne umana bruciata.

Dobbiamo trasportare i feriti che entrano verso una sala più interna del bunker, dove il personale medico se potrà prendere cura, nei limiti del possibile. Ogni 3 uomini che tornano feriti se ne salva solo 1. Barelle su barelle di carni maciullate. Arriva l’ennesima barella e devo trasportarla con un commilitone, adagiato sopra di essa vi è un corpo deformato, schiacciato e bruciato… guardo quelli che lo hanno riportato da fuori.

“Ma è vivo?”

“Si.” mi risponde uno.

“Cosa gli è successo?”

È finito sotto un carro armato…” mi risponde sempre lo stesso.

“E siamo sicuri che stia ancora respirando?”

“Non abbiamo certezze per affermare il contrario.” mi risponde l’altro e se ne vanno entrambi.

Portiamo il futuro cadavere nella sala ospedale, i medici ci guardano con occhi spenti e stanchi, non dicono una parola, solo un rapido cenno della testa per farci capire dove abbandonare la barella, il corpo e forse pure la speranza.

Poi arriva la chiamata. Il nostro turno. Armati fino ai denti, già sporchi di tutto ancor prima di uscire al di fuori del bunker. Mi chiedo cosa ci sia al di là ad aspettarci. Una città in rovina? Un bosco? Una pianura? Stiamo attaccando noi o stanno attaccando loro? E’ poi realmente importante sapere queste cose? No… dal rumore che sento provenire dall’esterno direi proprio di no.

Mi incammino insieme agli altri del mio reparto. Inizio a riconoscere meglio le divise, ma anche questo ha poca importanza. Siamo fottuti e già lo sappiamo, siamo morti eppure andiamo fuori… per abbracciarla la morte, per amarla come si ama una vecchia amante. Lei aspetta noi, noi bramiamo il suo calore.

Prima di uscire un medico si avvicina e mi inietta nel braccio qualcosa.

“Cos’è sta roba?”

“Morfina… ti servirà…” risponde lui senza degnarmi di uno sguardo.

Usciamo.

Luce.

Immensa luce.

Luce eterna.

Sehnsucht: nota 14

Trascrizione audio parziale del 11/11/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Abbiamo i risultati delle sue analisi, è interessato a conoscerli?

Dovrebbe interessarmi a questo punto?

In genere le persone vogliono sapere. Perchè mai lei dovrebbe essere diverso dagli altri?

Quando si ammazzano tante persone ci si scorda di tutto. Si smette di essere umani, si diventa altro. E’ come se non si riuscisse mai a chiudere gli occhi per la nausea. Non la nausea della morte, ma la nausea della vita. Una volta che si è gustata la morte non si può tornare più indietro.

Ci si crede Dio?

Ci si crede Dio solo se si riesce a fare un genocidio. Tante piccole morti non possono rendere Dio nessuno.

Ha un senso. Un Dio non può morire…

Oh… è qui che sbaglia. Qualsiasi Dio può morire, non importa la sua potenza… grande o piccolo che sia… può morire come tutti in questo universo.

Anche lei dunque può morire.

Come se non lo sapessi. Sputo sangue da talmente tante settimane che so bene cosa mi sta accadendo. Ma vuole sapere una cosa?

Certo.

Non me ne frega niente di morire. E non me ne frega niente di vivere. Mi va bene così.

Appunti: I Testi delle Piramidi

L’Egitto rappresenta da sempre una delle culture più interessanti per tutti coloro che si interessano di archeologia, non da ultimo per la durata della civiltà che lì si sviluppò, basti pensare che al tempo dei Romani molti dei monumenti egizi erano già delle rovine… impressionante. Il primo faraone della Prima Dinastia, il leggendario Narmer che avrebbe unito Alto e Basso Egitto, avrebbe regnato intorno al 3100 a.C. ossia 5100 anni fa. L’argomento di cui parliamo oggi è invece un qualcosa di più recente, risalente al periodo della Quinta e della Sesta Dinastia, quindi di un lasso di tempo che va dal 2500 a.C. al 2190 a.C. …quindi tra i 600 ed i 1000 anni della storia della civiltà egizia.

Gaston Maspero

Molto di ciò che è giunto fino a noi da quei tempi lontani riguarda la morte ed il modo egiziano di vivere la sepoltura e la vita dopo il decesso. Tombe, mummie, oggetti dei defunti, testi rituali e tanto altro ancora. Sappiamo che il percorso del defunto dopo la morte doveva avvenire in maniera rituale e ben codificata da una serie di norme imprescindibili. Come tutti i percorsi di questo tipo erano necessari una serie di formulari e di iscrizioni precise, affinché tutto si svolgesse nel migliore dei modi per l’anima del defunto; più questi era stato importante in vita tanto più attenzione gli doveva essere riservata. Ed è così che si arriva a quella serie di iscrizioni rituali che sono conosciute come “Testi delle piramidi”, le quali erano riservate solo ed unicamente ai Faraoni. Le formule dovevano proteggere i resti del sovrano e permettere allo spirito di rientrare nella mummia in modo che il Faraone potesse ascendere agli dei e tornare ad unificarsi con Ra, il dio del sole. Questi testi venivano incisi sulle pareti delle camere mortuarie e non contenevano alcuna figura, solo parole, e probabilmente erano le stesse formule recitate verbalmente dai sacerdoti durante la cerimonia funebre.

Kurt Sethe

La prima scoperta di questi Testi avvenne nel 1881 ad opera dell’egittologo di nazionalità francese, ma d’origine italiana, Gaston Maspero. Egli lavorò alacremente su cinque tombe antiche, tra le quali quelle di Unis, Teti, Pepi I, Merenra I e Pepi II (tutti delle Dinastie V e VI per l’appunto), facendo un enorme lavoro di catalogazione, anche fotografica. Fu indubbiamente il primo a dedicare una pubblicazione a queste formule rituali. Il numero totale di queste formule è di 759, ma in nessuna tomba sono mai state trovate tutte presenti contemporaneamente. Un altro grande studioso che si occupò dell’argomento fu il tedesco Kurt Sethe, che curò la prima edizione dei “Testi delle piramidi”, anche se allora ne erano state scoperte solo 714 di formule. Sethe è famoso per aver ritrovato un papiro dimostrante l’uso del teatro in Egitto ben 1000 anni prima della nascita della tragedia greca. Forse le formule non hanno mai permesso alle anime dei Faraoni di ricongiungersi a Ra, ma hanno contribuito a renderli noti e, se vogliamo, immortali per noi tutti. Unis morì intorno al 2350 a.C. chissà se nei suoi sogni di gloria abbia mai avuto una visione di noi nel 2021 d.C. intenti a parlare di lui…

Tomba di Unis

Sehnsucht: nota 6

Trascrizione audio parziale del 15/10/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Dottore, ho una domanda per lei…

Certamente.

Lei crede nel Demonio?

Io credo nelle forze negative di questo mondo, nelle energie negative, negli spiriti negativi. Non credo però nella forma “diabolica” abramitica, questo no.

Io ci credevo un tempo. Quando ero più giovane. Ma adesso non credo più nel Demonio. Perchè anche lui mi ha abbandonato.

In che modo è stato abbandonato dal Demonio?

E’ successo così… avevo un enorme bisogno di risolvere una cosa. Dovevo risolvere la cosa più importante della mia vita presumo. O almeno sembrava essere tale… ora se ci penso sembra tutto così lontano. Lontano e sbiadito. Ma allora era importante. Non sapevo come fare a risolvere questa cosa e la difficoltà mi stava uccidendo lentamente, sia mentalmente che fisicamente. Dio non poteva aiutarmi, Dio non è interessato a queste cose e probabilmente non è interessato anche a molte altre. Così ho pensato di rivolgermi al Demonio. Per intere notti l’ho chiamato, per intere notti ho chiesto il suo aiuto. In cambio della mia anima…

E cosa è successo poi?

Assolutamente nulla. Il Demonio non mi ha risposto, il Demonio non mi ha aiutato. Non mi ha considerato in alcun modo…

Come si sente riguardo a questa cosa?

Mi fa pensare… ho fatto tante ipotesi.

Me ne dica qualcuna…

Beh… o il Demonio non esiste, eppure sappiamo dell’esistenza di forze negative proprio come diceva lei prima. O il Demonio non ha alcun interesse per la mia anima, dunque la mia anima, la mia essenza, non vale assolutamente nulla… dunque io non valgo nulla. O il Demonio non può prendere qualcosa che già gli appartiene… e dunque la mia anima era già sua da prima che gliela offrissi.

E lei quale pensa sia la risposta?

Questo me lo dovrebbe dire lei…

Registrazione interrotta, impossibile riprodurre il resto della conversazione.

Sehnsucht: nota 5

Trascrizione audio parziale del 27/09/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

A cosa pensa?

Ai morti, a come tornare a parlare con loro…

Da quanto tempo non le parlano?

Me lo ha già chiesto… sono passati 2 anni, 2 anni di inferno….

E’ successo qualcosa prima di quella data? Qualcosa che possa giustificare l’interruzione della sua comunicazione coi defunti?

Questo deve essere l’inferno… con lei che mi pone sempre le stesse domande ed io che dovrei fornire sempre le stesse risposte. Ma non è cosi, purtroppo sono ancora vivo.

In che senso? Si spieghi meglio.

Non c’è nulla da spiegare. Quando non si è parte della soluzione si è parte del problema. Lei lo sa meglio di me. Lo sapete tutti meglio di me.

Esistono soluzioni alle cose che non vuole spiegare?

Credo ci sia un’unica via per tornare a parlare coi morti. Ed è la via che devo percorrere. Di certe strade si può essere certi solo una volta che le si è percorsi. Non ne convenite?

Crede che gli Altri saranno felici della sua scelta? Crede che le permetteranno di fare una cosa del genere? Non li sta sottovalutando?

Io non ho mai firmato da nessuna parte per essere un eterno schiavo. E se la morte è l’unica via per liberarmi e tornare dai morti… allora ben venga.

La sua morte non servirà a nulla…

Se cosi fosse, allora non sarebbe servita a nulla neppure la mia vita…

Registrazione interrotta, impossibile riprodurre il resto della conversazione.

Sturm und Drang: Accettare il divenire

Mangiare sempre lo stesso cibo porta ad assuefarsi a quel sapore, così come bere sempre lo stesso vino o… come assumere piccole quantità di veleno per diventarne immuni.

Sono piccoli abitudini più che piccoli accorgimenti. Ed alla lunga si diventa immuni a tutto. Ci si abitua davvero a tutto.

Alcuni dicono che a certe cose non ci si abitua mai, ma mentono… in primo luogo a se stessi, perché non sono in grado di accettare ciò che sono diventati, ciò che potrebbero divenire col tempo.

Osservare le vite delle piccole formiche può diventare snervante alla lunga, può dare un immenso senso di disgusto. Esistenze spese nell’inutile replica di un qualcosa per loro incomprensibile. Non c’è virtù nell’essere degli schiavi.

Ma è possibile che non via sia virtù neppure nell’abituarsi alla morte