
L’unica cosa che ci è permesso fare è credere che non rimpiangeremo la scelta che abbiamo fatto.

L’unica cosa che ci è permesso fare è credere che non rimpiangeremo la scelta che abbiamo fatto.

Sentire un cappio che si stringe intorno al collo, sempre più stretto ad ogni ora del giorno. Mentre il demonio gioca a carte coi vermi per spartirsi le tue carni nel futuro a venire. Mentre fuori tutto tace ed il mondo continua ad andare avanti nelle sue follie.
Ed è lì che scopri di non contare. Ed lì che scopri che nessuno conta fintanto che è in questa dimensione. Non c’è nulla che si possa fare per andare contro questa marea. La marea di morte non è arginabile. Essa avvolge tutto sin dai primordi dell’esistenza. Il tempi è una convenzione, ma diventa un inutile limite auto imposto. La libertà? E’ un sussulto che dura i pochi secondi che precedono l’ultimo respiro.
Trascrizione audio parziale del 11/11/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.
Abbiamo i risultati delle sue analisi, è interessato a conoscerli?
Dovrebbe interessarmi a questo punto?
In genere le persone vogliono sapere. Perchè mai lei dovrebbe essere diverso dagli altri?
Quando si ammazzano tante persone ci si scorda di tutto. Si smette di essere umani, si diventa altro. E’ come se non si riuscisse mai a chiudere gli occhi per la nausea. Non la nausea della morte, ma la nausea della vita. Una volta che si è gustata la morte non si può tornare più indietro.
Ci si crede Dio?
Ci si crede Dio solo se si riesce a fare un genocidio. Tante piccole morti non possono rendere Dio nessuno.
Ha un senso. Un Dio non può morire…
Oh… è qui che sbaglia. Qualsiasi Dio può morire, non importa la sua potenza… grande o piccolo che sia… può morire come tutti in questo universo.
Anche lei dunque può morire.
Come se non lo sapessi. Sputo sangue da talmente tante settimane che so bene cosa mi sta accadendo. Ma vuole sapere una cosa?
Certo.
Non me ne frega niente di morire. E non me ne frega niente di vivere. Mi va bene così.

Non riesco… non è proprio fattibile in questo momento. Posso solo limitarmi alla quieta disperazione, sapendo che sto perdendo ore preziose.
Non so se tutto ciò sia profondamente giusto o ingiusto. Me la sono cercata? Ce la siamo cercati?
Ci deve essere una soluzione che non passi per forza da quel maledetto fiume oscuro.

Nonostante tutto sempre che nulla al momento stia cambiando. Anzi forse le cose sono peggiorate leggermente. Il fisico ha dato risposte sconnesse, piene di debolezza e malessere. Non sono condizioni ottimali per esporsi alle fatiche del rituale.
Che debba rinunciare per il momento?
Una versione ridotta non servirebbe a nulla, sarebbe solo un’inutile allenamento. Futile e fine a se stesso. Sembra proprio che il destino voglia accanirsi in questo frangente… come se non si potesse far altro che accettare l’inevitabile fine del tutto.
Posso davvero rassegnarmi?